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Cjariei

lunedì 28 settembre 2009
Cjariei

Ogni tanto la citta’ gioca brutti scherzi. Una sera all’improvviso alzi gli occhi al cielo e ti accorgi che qualcuno si e’ portato via le stelle. E gli alberi, i sentieri di montagna e il profumo dell’erba. Non ci sono piu’ i prati verdi ne’ tutti i colori dell’autunno. Qualcuno si e’ portato via i sassi, i camini accesi e il suono delle campane. E che fine hanno fatto gli incontri in piazza, le domeniche pigre e il caffe’ dopo pranzo? Qualcuno si e’ perfino rubato i tramonti, l’acqua fresca di sorgente e il silenzio.
Un ladro astemio, pero’. Mi ha lasciato la grappa. E allora beviamoci su.

Nel caso abbiate qualche dubbio, Cjariei e' il nome dialettale della grappa al cumino, o finocchietto di montagna. Si ritiene abbia ottimi effetti digestivi e terapeutici, al secondo bicchiere lava via la nostalgia e regala in cambio visioni di rosei tramonti dolomitici.

I tuoi pensieri un po' ubriachi, danzando per le strade si allontanano,
ti son sfuggiti dalla mano e il giorno sembra ormai così lontano
e il giorno sembra ormai così lontano...
(Francesco Guccini, Canzone di Notte)


Cjariei
(Grappa al Cumino)


grappa a 40 gradi una bottiglia da 350 ml.
semi di cumino 25 gr.
zucchero 70 gr.
acqua q.b.


Mescolare la grappa con i semi di cumino, chiudere il vaso o la bottiglia e lasciare macerare per almeno un mese, rimescolando ogni tanto.
Passato questo tempo, sciogliere a freddo lo zucchero in un po' di acqua, ottenendo una specie di sciroppo. Unirlo alla grappa e lasciar riposare un altro mese, ricordandosi ancora di agitare di tanto in tanto.
Filtrare la grappa e versarla di nuovo nella bottiglia.

Cloudy With a Chance of Meatballs

mercoledì 23 settembre 2009
Cloudy with a Chance of Meatball

L'ultima volta che mi sono trovata dentro a una brioche e' stata ai tempi dell'universita', quando, giovani e squattrinati, condividevamo un glorioso appartamento fatiscente proprio sopra a una pasticceria. E ogni mattina era la stessa storia: comiciavano a sfornare verso le sei e il profumo di croissant saliva insidioso lungo le pareti, trasformando i miei tranquilli sogni di gloria in incubi surrealisti. Se ero fortunata, mi ritrovavo a nuotare in una nuvola di impasto lievitato, con i capelli impiastricciati di marmellata di albicocche. Nei casi peggiori, invece, arrancavo in una piscina di chantilly, oppure, a bordo di un bigné, solcavo a fatica un mare di crema ganache mentre dal cielo grandinavano cristalli di zucchero.

Al posto della brioche, stavolta mi sono trovata dentro a un castello di budino gelatinoso, e con un paio di occhiali a 3D ho potuto godermi lo spettacolo ben sveglia e comodamente seduta in poltrona, senza pericolo di risvegli angosciosi.

Ma di che sto parlando? Bevuto troppo? Fumato strano? Ma no, niente paura, e' solo Nuvoloso con Possibilita' di Polpette. Tutto chiaro adesso, no? Altrimenti guardate qui e abbandonatevi alle piogge di pancakes, alle montagne di gelato variopinto, ai fiumi di sciroppo e ai tornado di spaghetti.
Attenzione alle polpette, pero'.

Pudding Cake Speziato allo Zenzero - Prove Tecniche di Natale

domenica 20 settembre 2009
Pudding Cake Speziato allo Zenzero

Come era bello quando il Natale arrivava solo a dicembre, quando per fare l’albero si usavano i balocchi spaiati sopravvissuti agli anni precedenti e quando fare il presepe non era politicamente scorretto. Erano i tempi in cui nevicava di brutto e non faceva notizia, dopotutto era normale che in inverno fosse cosi’.

Vorrei cantare insieme a Voi, in magica armonia…

Non vi preoccupate, non sono impazzita ne’ ho ingerito sostanze sospette. Semplicemente, mi sono messa al passo coi tempi. Una domenica di fine settembre, gironzolo per la citta’ e mi godo forse l’ultima giornata di sole di questa estate indiana.

Invece mi vogliono convincere che il Natale e’ ormai alle porte e che io, come al solito, sono indietro. Vetrine ammiccanti propongono messaggi festivi e fiocchi di neve stilizzati, da Starbucks hanno iniziato a vendere il caffelatte aromatizzato allo zenzero, vera chicca di tutte le Feste, e improvvisamente mi viene voglia di cantare Last Christmas e di andare a svaligiare il centro commerciale approfittando dei saldi, non so piu’ se di fine estate o pre-natalizi. Da adesso fino al 25 dicembre sara’ tutto un crescendo di stucchevolezza, un fiume di melassa in corsa prima della piena, sbarrato solo dalle zucche di Halloween e dai tacchini del Ringraziamento.

Quest anno ho deciso di lasciarmi trascinare, ogni tanto voglio essere alla moda anche io, che male c’e? Cosi' ho fatto scorta di melassa, zenzero e cannella e mi sono messa all’opera.

Go to buy a tree but not a true tree becouse otherwise it would die die die die die
(Elio e Le Storie Tese, Christmas with the yours)


Pudding Cake
alle Spezie e Zenzero

per uno stampo da plumcake di 22 cm oppure due piu' piccoli

farina 110 gr.
bicarbonato di sodio 1/2 cucchiaino
cannella in polvere 1/2 cucchiaino
chiodi di garofano in polvere la punta di un cucchiaino
pepe nero macinato fresco una spolverata
zenzero fresco, pelato e tritato 50 gr.
acqua bollente 100 ml.
zucchero 75 gr.
olio di semi 75 ml
melassa 115 gr.
sale un pizzico
uova 1


Setacciare la farina con il bicarbonato, unire cannella, garofano e pepe. Mettere lo zenzero nel mixer, coprirlo con l'acqua e frullare finche' si riduce in poltiglia. Versarlo in una ciotola, unire zucchero, olio, melassa e sale e sbattere bene. Unire la farina setacciata con le spezie, mescolare ancora e poi aggiungere l'uovo, continuando a sbattere finche' il composto e' omogeneo e ben amalgamato. Si otterra' un impasto molto liquido.
Versarlo nello stampo o negli stampini imburrati e infornare a 160/170 per circa 1 ora e 10 minuti (45 minuti per gli stampini piu' piccoli), o finche' la lama di un coltello inserita nel mezzo esce pulita.
Lasciare raffreddare il dolce nello stampo per 20 minuti prima di rovesciarlo su una grata. Farlo freddare completamente prima di servire.

Lo chiamano Pudding Cake per il fatto che e' morbido e umido, una via di mezzo tra un plumcake e un pudding. Adatto a chi apprezza lo zenzero e i sapori speziati e piccantini, altrimenti e' meglio che lo rifiliate a chi vi sta antipatico.
La ricetta l'ho presa dal libro di Tartine Bakery, di cui vi avevo gia' parlato qui. L'ho divisa a meta', perche' ci aspettano tre mesi pieni di melassa e non sta bene fare indigestione gia' all'inizio della festa.

Tortillas (Project Panettone: Step 1)

giovedì 17 settembre 2009
Tortillias

Vorrei chiarire un paio di cose. A me piace tantissimo mettere le mani in pasta, sporcare tutto di farina e osservare la piu' semplice combinazione di ingredienti mentre prende forma. Siano piadine, brioches o pane toscano, tutti gli impasti che hanno bisogno di essere sbattuti e rivoltati senza pieta' mi danno una certa soddisfazione....

E' proprio cercando il segreto della Pizza Margherita che sono finita dove sono, a scrivere di lieviti e marmellate invece che farmi l'aperitivo coi colleghi o guardare American Idol in TV. Un giorno per caso mi e' venuto in mente di chiedere a Google se ne sapeva qualcosa di pizza, et voila', mi si e' aperto un mondo di forum, blog e cookaround che non mi ha piu' dato tregua.

Tuttavia, per quanto mi piaccia affondare le mani nelle masse appiccicose e ribelli, e sentire il profumo di farina che si spande nell'aria, a volte la pigrizia prende il sopravvento e l'opzione me lo compro gia' fatto suona molto piu' allettante del lavoro di bicipiti. Un giorno forse avro' un Kitchen Aid tutto mio, di colore rosa pastello, e magari avro' anche uno, o addirittura due ripiani piu' larghi di 20 cm, e allora si' che mi vedrete sfornare pizze per tutto il condominio.

In attesa di quel momento felice, preferisco prendermela con calma e fare un passo alla volta, soddisfando la frenesia da glutine con progetti meno laboriosi. Gia' ho provato il Pane Senza Impastare e il Pane Irlandese Senza Fatica, e ho la sensazione che un giorno arrivera' anche il turno della Pizza Senza Impastare di Paoletta e quello delle Brioches Senza Impastare di Ornella. Ma siccome oggi sono particolarmente ottimista, mi sbilancio e vi dico che di questo passo, percorrendo una strada in lievitazione che passa per piadine, popovers e pani della mezz'ora, anche io - forse - arrivero' un giorno a Lui, il Sommo, l'Inespugnabile, il Superbo Panettone, ambizione e terrore di tutti i foodblogger.

Nel frattempo mi alleno partendo dalle tortillas di farina, le piade messicane tanto per capirci. Mmmm... certo che la tortilla e' proprio piatta e mi sa che ne ho di strada da percorrere. OK, magari non questo Natale, ma un giorno... il Panettone... anche io... E mentre disegno le tappe del cammino, mi prendo una tortilla e la spalmo di avocado.


Tortillias di Farina
per 9 tortillas

farina 300 gr.
sale 1 cucchiaino
lievito chimico 2 cucchiaini
olio 2 cucchiai
latte 180 gr. circa


Scaldare il latte in un pentolino finche' tiepido. Mescolare la farina con il sale e il lievito. Aggiungere l'olio e mescolare (io ho usato un olio extra vergine di oliva dal sapore non marcato). Unire il latte poco alla volta e iniziare a impastare. Usare una quantita' di latte sufficiente per ottenere un impasto omogeneo e che non attacca. Se necessario aggiungerne ancora o aggiustare la dose con altra farina.
Impastare per 5 o 6 minuti e poi lasciare riposare l'impasto coperto da un panno per 10 minuti circa. Dividerlo in palline di circa 50 gr. ciascuna. Infarinare leggermente il ripiano e con l'aiuto di un matterello stendere ogni pallina in un disco sottile di circa 15 cm di diametro. Se necessario, pareggiare i bordi con il coltello per ottenere delle tortillas piu' rotonde.
Scaldare una padella in ghisa pesante e cuocere ogni tortilla per circa 30 secondi per lato, rigirandola con una spatola e sgonfiando le bolle che si dovessero formare.
Le tortillas si possono anche congelare, avvolte in pellicola. Vanno servite calde, farcite con carne e/o formaggio, salsa messicana piccante e avocado. A piacere si puo' unire del cavolo tritato fine, della panna acida, oppure si possono farcire con pesce o pollo alla griglia al posto della carne di manzo.

Nota (polemica): le tortillas in realta' andrebbero fatte con lo strutto, ma trovarlo e' praticamente impossibile. O meglio, si trova comunemente solo nei mercati e negozi alimentari messicani, ma si salvi chi puo'... assomiglia piuttosto a glicerina ed e' pieno zeppo di grassi idrogenati, di agenti sbiancanti e deodoranti che servono a farlo durare anche ANNI fuori dal frigo. Altro non c'e', perche' lo strutto in Nord America e' stato stigmatizzato da tempo come alimento troppo grasso e nocivo per la salute. Cosi' oggi, se dici a qualcuno che stai cercando dello strutto, magari per fare le tortillas oppure la base per una pie alla frutta bella fragrante, vieni additato come un sovvertitore dell'ordine sociale. Mentre i supermercati stracolmi di margarine sospette, frutta alla candeggina e alimenti i cui ingredienti ricordano piuttosto le formule chimiche dei tempi del liceo, quelli no, non fanno del male a nessuno, e anzi sono generosamente aperti 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana. Per la gioia di chi evita lo strutto come Satana, ma non ha problemi a fare indigestione di corn syrup.
Perdonatemi ancora una volta il delirante sproloquio.

Torta con Pistacchi, Yogurt e Olio di Oliva

lunedì 14 settembre 2009
Torta ai Pistacchi con Yogurt e Olio di Oliva

Ho troppi libri (forse). Di sicuro ho troppi libri di cucina. E sempre meno spazio in cui tenerli.

Badate bene che questa non e' l'improvvisa folgorazione sulla via di Damasco, ma il risultato di una formula infallibile che tiene conto dei seguenti fattori:
• il totale dei metri cubi a dispozione moltiplicati per le speranze di avere un giorno una casa piu' grande;
• il totale delle ricette possibili fratto il numero di giorni in un anno;
• la differenza tra i buoni propositi e il rapporto costo/tempo del take-away;
• la conversione media ad acquisto delle email ricevute da Amazon ogni settimana, in cui mi si tenta con un Cara Sara, dal momento che hai acquistato il favoloso Libro sulle Marmellate, abbiamo pensato che ti potrebbe interessare l'ultima uscita sui Bigné.

Da qualunque parte la si voglia prendere, il risultato della formula e' sempre lo stesso: Ho troppi libri (forse). Di sicuro ho troppi libri di cucina. E sempre meno spazio in cui tenerli.

Con l'obiettivo di porre rimedio alla drammatica situazione, ho escogitato la seguente strategia:
1) Prendere un libro a caso dallo scaffale;
2) Aprire una pagina a caso del suddetto libro;
3) Testare la ricetta;
4) Se la ricetta non funziona, riciclare il libro mettendolo in vendita su Amazon (il ricavato non potra' essere devoluto all'acquisto di un altro libro di cucina);
5) Se la ricetta funziona, si e' autorizzati a tenere il suddetto libro;
6) Per massimizzare lo sforzo, usare il prodotto finale del test come argomento del post del giorno.

Inutile dire che la torta in oggetto e' il primo atto di questa geniale strategia. Il libro da cui e' tratta la ricetta e' per ora in salvo, io magari un po' meno.


Torta Turca ai Pistacchi
con Yogurt e Olio di Oliva

per uno stampo apribile di 24 cm di diametro

pistacchi, al naturale e senza guscio 140 gr.
farina 125 gr.
bicarbonato di sodio 3/4 cucchiaino
lievito per dolci 1/4 cucchiaino
sale un pizzico
uova, a temperatura ambiente 6
zucchero 150 gr.
yogurt naturale 180 gr.
olio extra-vergine di oliva 85 gr.
cremotartaro 1/2 cucchiaino
zucchero a velo per spolverare


Tostare i pistacchi nel forno a 150 per circa 15 minuti, facendo attenzione a che non diventino troppo scuri. Sfregarli tra le mani per eliminare il piu' possibile la pellicina che li ricopre, quindi tritarli finemente nel mixer.
In una ciotola, setacciare la farina con il lievito, il bicarbonato e il sale.
Sbattere a crema i tuorli con meta' dello zucchero, finche' il composto e' denso e spumoso. Unire lo yogurt, l'olio di oliva e mescolare ancora. Aggiungere quindi la farina e i pistacchi tritati. A parte, sbattere gli albumi a neve con il cremotartato. Quando sono abbastanza densi, unire l'altra meta' dello zucchero e continuare a sbattere finche' il composto e' denso e trslucido. Unire delicatamente gli albumi all'impasto, avendo cura di non smontarli.
Versare l'impasto in una teglia preventivamente imburrata e infarinata, e cuocere a 175 gradi per circa 55 minuti. Lasciare raffreddare su una grata, cospargere di zucchero a velo e servire.

Zuppa Speziata di Carote e Zenzero

venerdì 11 settembre 2009
Zuppa Speziata di Carote e Zenzero

Le minestre e le zuppe mi piacciono molto, ma chissa' perche' non mi ricordo mai di prepararle. Sara' forse un retaggio di quando ero piccola, quando non le potevo sopportare in nessuna forma o colore, oppure forse e' perche' di solito, senza farlo apposta, me ne salta fuori una quantita' esagerata che dura per una settimana intera e che mi fa passare la voglia di minestra per almeno sei mesi.
Stavolta pero' e' andata meglio, e gia' alla prima serata inizio a vedere il fondo della pentola. E meno male, dato che ho comprato ingredienti per almeno altri 10 post in lista di attesa.
Buona pero'!


Zuppa di Carote e Zenzero
per 4 persone

carote 600 gr circa (al netto)
cipolla 1/2
aglio 1 spicchio
zenzero fresco 1 pezzo largo circa due dita
olio, sale, burro, curry


Pelare le carote, lavarle e tagliarle in grossi pezzi. Tritare la cipolla, sbucciare lo spicchio d'aglio, pelare lo zenzero e tagliarlo a pezzi. Fare soffriggere in un po' di olio finche' la cipolla inizia a imbiondire. Unire le carote, coprire con acqua e far cuocere a fuoco medio-basso finche' le carote sono tenere (ci vorra' circa mezz'ora). Frullare la zuppa finche' diventa una crema omogenea. Riportare a bollore, unire il sale e una noce di burro e spolverare con del curry in polvere.

Crostata di Fine Estate

martedì 8 settembre 2009
Crostata di Fine Estate

Dicono che se impari a fare la pasta sfoglia il mondo cadra' ai tuoi piedi, Google ti sara' per sempre amico e il principe azzurro bussera' alla tua porta portandoti in dono un'impastatrice. Eppure, nonostante queste allettanti prospettive, non sono ancora sicura di volermi cimentare con un impasto cosi' laborioso, magari sprecando chili di burro nei vari tentativi e spargendo farina per ogni angolo della mia pseudo-cucina.

Ieri pero' ho trovato questa ricetta per una semi-pasta sfoglia, descritta come un buon riscaldamento per chi ha in mente di sfidare un giorno quella vera, e ho deciso di fare una prova. La fonte e' Christine Ferber, quella delle marmellate, che qualche anno fa se ne e' uscita con un secondo libro dedicato interamente alle crostate, sia dolci che salate.

Il risultato e' davvero ottimo, specie considerando il fatto che l'impasto e' tutto sommato molto semplice, oltre che piuttosto veloce da fare (se si esclude il tempo di riposo della pasta e il tempo necessario a leggere la ricetta e a decifrare la spiegazione dei movimenti da eseguire).

Mi rimane un unico dubbio: ora che so fare la pasta sfoglia a meta', secondo voi devo aspettarmi un principe senza impastatrice o posso chiedere un'impastatrice senza principe?


Crostata di Fine Estate

Per la Semi-Sfoglia
farina 250 gr.
burro, freddissimo 150 gr.
zucchero 1 cucchiaio
sale 1/2 cucchiaino
acqua ghiacciata 2-4 cucchiai


Setacciare la farina sul piano di lavoro. Tagliare il burro a cubetti e unirli alla farina, mescolando molto rapidamente (per fare in modo che il burro fosse freddissimo, dopo averlo tagliato a cubetti, l'ho messo in freezer per circa 10 minuti prima di procedere con la lavorazione dell'impasto). Fare la fontana in mezzo, unire il sale e lo zucchero e un paio di cucchiai di acqua (anche questa molto fredda). Iniziare a impastare per amalgamare gli ingredienti, ma cercare di non lavorare troppo l'impasto e fare in modo che i pezzetti di burro restino ben visibili. Se necessario, aggiungere un altro po' di acqua, ma per la riuscita della pasta e' meglio usarne il meno possibile.
Raccogliere l'impasto a palla, avvolgerla con della pellicola e metterla a riposare in frigo per 20 minuti.
Trascorso questo tempo, infarinare leggermente il ripiano di lavoro, e con un mattarello stendere la pasta formando un rettangolo di circa 1.5 cm di spessore. Ripiegarlo in tre, come se fosse una lettera: ripiegare all'ingiu' il lato superiore e sopra di esso, come ad avvolgerlo, il lato inferiore (molto, ma molto piu' difficile a spiegarsi che a farsi, giuro). Ruotare l'impasto di 90 gradi in senso orario, avvolgerlo con la pellicola e tenerlo in frigo per almeno altri 10 minuti. D'ora in poi, fare attenzione a mantenere la stessa direzione nella rotazione e a mantenere sempre la stessa superficie a contatto con il piano di lavoro (anche qui, un giro di parole per dire di mettere l'impasto in frigo e tirarlo fuori come era prima, cioe' senza rivoltarlo sotto sopra e senza girarlo al contrario).
Infarinare il piano di lavoro, stendere ancora a rettangolo e ripiegarlo in tre come sopra. Ruotare l'impasto di altri 90 gradi, sempre in senso orario. Avvolgere con la pellicola e mettere in frigo per 10 minuti.
A questo punto ripetere l'operazione per la terza volta: fare il rettangolo, ripiegarlo in tre, ruotarlo di 90 gradi in senso orario. Questa e' la terza e ultima piega ed e' consigliabile farla il giorno successivo. Completata la piega, mettere di nuovo in frigo per almeno mezz'ora prima di stendere la pasta per fare la base della crostata.



Per la Crostata
pesche e/o pesche noci mature, sia gialle che bianche 4-5
zucchero di canna 4-5 cucchiai
zucchero 2-3 cucchiai
burro fuso 4-5 cucchiai
farina di mandorle 50 gr.
mandorle a lamelle per decorare q.b


Tirare fuori la semi-sfoglia dal frigo e stenderla in un cerchio di circa 1/2 cm di spessore. Bucherellare la superficie con i rebbi di una forchetta. Cospargere il fondo con la farina di mandorle (aiutera' ad assorbire l'umidita' delle pesche in cottura).
Fondere il burro. Lavare le pesche, asciugarle con carta da cucina e tagliarle a fette di circa 1/2 cm di spessore. Disporle ordinatamente sopra la sfoglia, lasciando un bordo di circa 3 cm. Ripiegare il bordo sopra la frutta, cercando di sigillarlo con le mani. Spennellare le pesche e il bordo della crostata con il burro fuso, cospargere la frutta con lo zucchero di canna e il bordo di sfoglia con lo zucchero bianco. Decorare la superficie con le mandorle a lamelle.
Infornare a 200 e cuocere per circa 40-45 minuti finche' la crostata assume un bel colore dorato.
Lasciare raffreddare su una grata prima di servire.

Signore e Signori....Gli Spaghetti al Pomodoro!

lunedì 7 settembre 2009
Spaghetti al Pomodoro

Vorrei cogliere l'occasione per ringraziare pubblicamente gli spaghetti al pomodoro. Loro cosi' buoni, semplici e democratici. Potrebbero anche essere linguine, ma oggi e' capitato cosi'. E spaghetti siano. Per me non c'e' beef bourguignon, anatra all'arancia o bouillabaisse che tenga. Potrei mangiarli ogni giorno da qui all'eternita' e non mi verrebbero mai a noia. Quando poi i pomodori sono dolci e saporiti come quelli che si trovano a fine estate, allora e' una vera e propria apoteosi dello spaghetto.

Approfitto di questo spazio anche per porgere agli spaghetti le mie scuse. Ultimamente, a causa dei miei impegni In the Kitchen, li ho decisamente trascurati, e per inseguire piatti esotici, pietanze firmate e preparazioni piu' appariscenti, mi sono spesso dimenticata di loro e ho finito col darli per scontato.

Per fortuna oggi sono intervenuti dei pomodorini dolci come caramelle a farmi rinsavire. E' bastato assaggiarne uno per farmi desiderare tutt'a un tratto un piatto di pasta di quelli minimal, un filo d'olio, uno spicchio d'aglio in camicia, del basilico fresco e una spolverata di pepe. Cari spaghetti, lo confesso: sono caduta di nuovo ai vostri piedi.

E ora per farmi perdonare, vi voglio dedicare un post a tema, con tanto di fotografia e ricetta. Cercate per una volta di superare la timidezza e godetevi una serata da protagonisti.

Signore e Signori, ecco a voi gli Spaghetti al Pomodoro. Chez moi.


Spaghetti al Pomodoro
per 2 persone

spaghetti o linguine 160 gr.
pomodorini tipo pachino
olio 2-3 cucchiai
aglio 1 spicchio
sale, pepe, peperoncino (facoltativo)
parmigiano grattuggiato


Lavare i pomodorini e tagliarli a meta'. Fare imbiondire lo spicchio d'aglio in qualche cucchiaio di olio, poi unire i pomodorini e farli cuocere a fuoco medio finche' si disfano e l'acqua rilasciata comincia ad evaporare. Far addensare la salsa e, se necessario, unire un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta.
Aggiustare di sale e unire del basilico spezzettato con le mani.
Quello che segue e' il mio personale barbatrucco. Eresia o non eresia, a me piacciono cosi'. Due minuti prima di scolare la pasta, togliere i pomodori dal fuoco (a questo punto devono essere pronti), e unire ad essi il parmigiano grattuggiato, mescolando per bene. Ne risultera' un sugo piu' cremoso ma ugualmente leggero.
Scolare la pasta al dente, farla saltare per un minuto nella padella con i pomodori, quindi servirla spolverando con del pepe nero macinato fresco (o del peperoncino se vi piace).

Labna

venerdì 4 settembre 2009
Labna

Era da un sacco di tempo che volevo provare a fare questo formaggio libanese. Niente di nuovo sotto il sole, anche queste polpette di yogurt girano da parecchio per la blogosfera, e prima di me le hanno fatte, fotografate, mangiate e decantate Sigrid, Virginia e ChicaJo, per fare qualche esempio.

Credo sia inutile che vi racconti i motivi per cui questo labna (o lubneh) mi ha conquistata all'istante, ma siccome qualche lettore disattento si stara' di sicuro strappando i capelli dalla curiosita', e siccome sono anche una girl molto gentile, ve lo rispiego. Innanzitutto io ci vado a nozze con i formaggi freschi, e mi piacciono tantissimo tutti quelli bianchi, soffici e cremosi. E poi, siccome oltre ad essere una girl molto ma molto gentile, sono anche un po' pigra, ho una certa predilezione per le ricette-non-ricette, quelle che richiedono pochissimi ingredienti e nessuna fatica, ma che riscuotono sempre grande successo. E' cosi' bello quando l'amico incredulo ti chiede Ma l'hai fatto tu questo?? e tu puoi tranquillamente uscire allo scoperto e confessare che in realta' non ci vuole un granche'. E non importa con quanto impegno tu provi a convincerlo che Davvero, e' facilISSIMO, puoi stare bello sereno perche' tanto nessuno ti credera' mai...

Ma in fondo, siccome sono pur sempre una Girl In The Kitchen, ho pensato che per fare questo labna dovevo prenderla un po' piu' alla larga. E cosi', invece che dallo yogurt sono partita dal latte, da cui ho fatto lo yogurt, da cui poi ho fatto il labna. Tuttavia, se fossi una girl un tantino piu' seria, avrei fatto a mano anche il pane pita da usare come accompagnamento, ma ho deciso di lasciarlo alla prossima puntata : )


Labna

yogurt (meglio se tipo greco) 1 litro
sale 2 cucchiaini
spezie a piacere (timo, semi di sesamo, origano, pepe, sumac)
olio extravergine di oliva


Mescolare lo yogurt con il sale e metterlo dentro a una garza o a un tessuto non troppo fitto. Se le maglie della garza sono troppo lente, farne uno strato doppio. Raccogliere i quattro angoli e legarli fra loro per formare una specie di fagotto. Sospendere la garza con lo yogurt sopra una ciotola e metterla a sgocciolare in frigo. Lasciarla cosi' da un minimo di 24 ore fino a un massimo di tre giorni, dipende un po' dalla densita' dello yogurt di partenza e dalla consistenza che desiderate dare al formaggio.
Slegate il tessuto, raccogliete il labna e formate con esso delle piccole polpette. Conditele con un mix di spezie a vostra scelta e un filo di olio e servitele con pane pita appena riscaldato.

Chocolate Chip Cookies

martedì 1 settembre 2009
Chocolate Chip Cookies

Non facevo i chocolate chip cookies dai tempi dell'universita'. Anzi, a essere proprio sincera, non li facevo nemmeno allora, perche' di solito era la mia amica Sarah, americana doc, a prepararli per uno stuolo di gente affamata che chissa' come riusciva sempre a presentarsi all'appello. Cookie chiama, amico risponde. E' la regola non scritta, ma sempre valida.

Ed e' sempre la stessa amica ad avermi insegnato che per godere appieno del cookie bisogna prenderne uno appena sfornato, quando il cioccolato e' praticamente fuso e il biscotto ancora caldo e morbido, metterlo nel fondo di un bicchiere, coprire con del latte, una bella mescolata e via. L'operazione si puo' ripetere alla seconda sfornata, e per gli stomaci di ferro, pure alla terza o alla quarta. Regolatevi voi.

E ancora lei, che evidentemente ne sa qualcosa, mi ha raccontato che un altro must dell'Operazione Cookie e' preparare l'impasto e mangiarlo crudo a cucchiaiate. L'usanza e' talmente diffusa che alcune famose aziende produttrici di gelato, come Haagen-Dazs o Ben & Jerry's, hanno iniziato a commercializzare il gusto Chocolate Chip Cookie Dough, vale a dire Impasto dei Biscotti alle Gocce di Cioccolato. Una specie di stracciatella a stelle e strisce.

Questa ricetta viene ancora una volta da quel locale di Berkeley di cui vi avevo gia' parlato, un mix tra laboratorio per la produzione artigianale di pasta all'uovo, panificio e bar/caffe' per la colazione. E' un po' diversa dalle ricette piu' tradizionali per l'abbondanza di noci e per la presenza dei fiocchi di avena, che danno ai cookies una consistenza particolare oltre che creare l'illusione di biscotti salutari. Niente paura, pero', non sono ne' salutari ne' leggeri, specie se vi mangiate l'impasto crudo o li schiacciate ancora caldi dentro un bicchierone di latte.


Chocolate Chip Cookies
per circa 30 cookies

burro, a temperatura ambiente 225 gr.
zucchero 160 gr.
zucchero di canna 160 gr.
estratto di vaniglia 1 cucchiaino
uova 2
farina 290 gr.
fiocchi di avena 110 gr.
(di cui 35 tritati finemente nel mixer)
lievito chimico 1 cucchiaino
sale un pizzico
noci pecan 170 gr.
gocce di cioccolato 350 gr.


Sbattere il burro a crema con zucchero, zucchero di canna e vaniglia. Unire le uova, una alla volta. Setacciare la farina con il lievito e unirla al composto. Aggiungere l'avena tritata e il pizzico di sale e mescolare bene. Alla fine unire la rimanente avena in fiocchi, le noci pecan (o noci) tritate grossolanamente e le gocce di cioccolato.
Mettere l'impasto in frigo a raffreddare (si puo' anche fare uno o due giorni prima).
Formare delle palline poco piu' grandi di una noce, schiacciarle leggermente e disporle distanziate sulla placca ricoperta di carta forno.
Cuocere i cookies a 180/200 per circa 12-15 minuti, finche' sono dorati in superficie. Appena sfornati sono molto morbidi, ma diventano croccanti non appena si raffreddano.