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Coleslaw Viola di Cavolo e Barbabietole

lunedì 5 maggio 2014
Purple Coleslaw

Le stelle sono indispensabili.
~ Philip Roth

Perché a guardare le stelle, a guardarle per davvero, perdendosi con gli occhi dentro all'incantevole abisso che ci si stringe attorno, scompare tutto quello che siamo e che crediamo di essere. Le nostre idee, ancorate e ammuffite, la rabbia, le ideologie, il dolore e la violenza, le liti coi vicini, la lista della spesa, l'estratto conto, la casa in ordine, la casa in disordine, le scarpe alla moda, le torte sghembe e la polvere sulla credenza.
Non ci sono errori nell'universo che ci avvolge, non ci sono rivalità, equivoci o incertezze. Il cielo è l'equilibrio, la risposta alle nostra insanità. Le stelle sono indispensabili.
E così - per me - il colore viola.

Purple Slaw Ingredients

(A parziale discolpa del farfuglio di cui sopra, devo confessare che tutto ciò è stato molto liberamente ispirato da uno dei finali più belli che io riesca a ricordare, quello che mi ha colpito a notte fonda non più di un pugno di ore fa, le ultime righe di Ho sposato un comunista, di Philip Roth. Perdonatemi.)


Coleslaw Viola*
di Cavolo e Barbabietola

per 4 persone

Purple Coleslaw

cavolo viola, piccolo 1
barbabietole, medie 3-4
mele verdi 2
noci tostate una manciata
tofu seta 70 gr
succo di limone 2 cucchiai
aceto di mele 2 cucchiai
senape di Digione 1 cucchiaino
aglio 1/2 spicchio
nettare di agave 1/2 cucchiaino
prezzemolo fresco 1 piccolo mazzo
olio di oliva 2 cucchiai
sale, pepe q.b.


Purple Slaw Ingredients

*La ricetta l'ho adattata da The Inspired Vegan, di B. Terry, felice riscoperta di cui avevo già parlato qui.

Pulire il cavolo, eliminare le foglie piu dure e il cuore, e tagliarlo a listarelle sottili. Pelare le barbabietole e grattuggiarle a crudo. Mettere il tutto in una larga ciotola, mescolare e tenere da parte.
Per il condimento, frullare brevemente tofu, aglio, succo di limone, aceto, senape, agave e prezzemolo, quindi unire olio, sale e pepe e frullare finché si ottiene una crema fluida e omogenea. Se necessario, aggiustare di sale.
Condire le verdure con circa metà della salsina, mescolare bene e lasciare riposare almeno mezz'ora per farle ammorbidire. Unire le noci tostate e tritate grossolanamente, quindi servire il coleslaw in ciotole individuali, insieme a fette sottili di mela, un altro cucchiaio di salsa e foglie di prezzemolo per guarnire.

Per chi non lo sapesse, il coleslaw più tradizionale sarebbe un'insalata di cavolo affettato sottilissimo, a volte con l'aggiunta di carote e/o mele grattuggiate, di solito condita con una vagonata di maionese. Questa versione vegan lo batte 10 a 0, e non solo perché è vegan e non solo perché è viola. Lo giuro.
Tra parentesi, la salsina si può usare benissimo anche per condire un'insalata normale, si conserva bene in frigo, ed è ottima anche usando basilico al posto del prezzemolo. Io adesso per sicurezza ne faccio sempre una dose doppia. Tantoperdire.
w.v.<3

Purple Cabbage Leaves

Guacamole di Piselli

mercoledì 16 aprile 2014
Sweet Pea Guacamole

- Lo vedi il mare?
- Dove?
- ... sul soffitto!
- Sì, lo vedo il mare
.
~ Jep e Ramona, La Grande Bellezza

Sweet Pea Bowl

È stato l'inverno della grande bellezza. Erano appena sei mesi fa, e tornavo un po' straniera a casa mia: un viaggio in penombra, una grande bolla mista di curiosità e timore, svanita poi per magia di fronte al lusso di una vacanza romana.
È primavera, adesso, con le sue margherite, il rosso delle fragole e i piselli freschi giù al mercato; la valigia del ritorno è piena di libri e di ricordi, la neve si è sciolta insieme alla paura, e a me non resta che guardare il soffitto e riascoltare il mare.

Guacamole di Piselli
per 4-5 persone

piselli, al netto 500 gr ca.
olio di oliva 2 cucchiai
succo di lime 2 cucchiai
jalapeño 1
scalogno 1
cumino, sale, pepe, coriandolo fresco q.b.


Sweet Peas

In un frullatore mettere i piselli sgranati, l'olio, il succo di lime e lo jalapeño privato dei semi (andrà bene anche un altro tipo di peperoncino, no worries...), unire sale, pepe, cumino in polvere e coriandolo fresco. Frullare per circa un minuto o fino a quando si ottiene una crema omogenea. Aggiustare il sapore se necessario. Alla fine unire lo scalogno tritato e mescolare.
Servire il guacamole come antipasto con chips di mais, oppure spalmato su fette di pane tostato.
In mancanza della primavera e dei piselli freschi, niente paura! Vanno benissimo anche quelli surgelati, direttamente dal freezer al frullatore... provare per credere.
w.v.<3

Guacamole Ingredients

Quinoa con Spinaci Saltati al Limone e Zenzero

mercoledì 19 febbraio 2014
Quinoa with Spinach, Lemon and Ginger

La tua casa, essendo il luogo in cui tu leggi, può dirci qual è il posto che i libri hanno nella tua vita, se sono una difesa che tu metti avanti per tener lontano il mondo di fuori, un sogno in cui sprofondi come in una droga, oppure se sono dei ponti che getti verso il fuori, verso il mondo che t'interessa tanto da volerne moltiplicare e dilatare le dimensioni attraverso i libri. Per capire questo, il Lettore sa che la prima cosa da fare è visitare la cucina.
La cucina è la parte della casa che può dire più cose di te.
~ Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore



Sono entrata in una trappola. Ieri ho letto queste parole e, all'apice della vocazione bloghereccia dei miei (forse ultimi) giorni d'esilio, ho deciso di prenderle in prestito per dare inizio a un nuovo post.
Poi però ho avuto come la sensazione di trovarmi su un terreno a sdrucciolo, costretta da me stessa a continuare un discorso che non reggerebbe il confronto. Non ce la posso fare. Preferisco davvero lasciarle cadere così, queste frasi rubate, silenziose ma ingombranti, cariche e fitte come fiocchi di neve.
Del resto, cosa si potrebbe dedurre dalla mia cucina inesistente? Sarebbe una delusione. Forse tu, Lettore, potresti pensare che il mio blog è tutto un bluff (come del resto io stessa vado ripetendo a chiunque mi dia un po' di confidenza...), e che in realtà mi piace molto di più perdere tempo a litigare coi fantasmi, ammucchiare pezzi di legno e ascoltare la voce delle cose, specie quelle arrugginite e stanche, piuttosto che affilare coltelli e triturare le carote per il soffritto. Perché a dire il vero, a me non è mai piaciuto preparare il soffritto, con tutta quella cipolla da affettare tra lacrime senza senso, e quelle verdure da scubettare alla perfezione, pena il discredito perenne dal Gran Consiglio dei Soffriggenti.
Cosa si potrebbe postulare dalle mie ciotoline rigorosamente scompaiate, da quella fila di spezie senza remora che riescono a farsi strada a seconda degli umori del momento, dallo zucchero grezzo e dall'immancabile manciata di farina Manitoba, che non si sa mai? Posso anche aggiungere, per chi volesse indagare oltre, che posseggo mio malgrado un forno E.N.O.R.M.E., un buco nero e profondo a prova di Tacchino, quantomai sproporzionato e imbarazzante. Col tempo ho imparato ad andarci d'accordo e ho messo a frutto la sua stazza indisponente trasformandolo in ripostiglio; se tu, Lettore infedele, potessi guardarci dentro, vedresti una pila indistinta di teglie scure e rotte, accatastate l'una all'altra senza senso, di quelle teglie grezze e pesanti che ci si attacca tutto e che a cuocere biscotti non ce la fa neanche Martha Stewart.
Ho quindi un indispensabile tostapane, quasi nuovo ma finto vintage; tantissimi vasetti pieni di marmellata, di solito rossa e con le fragole, di quella semplice, con i pezzi ma senza pepe, aceto balsamico o altre diavolerie. Marmellata deliziosamente imbloggabile.
Una tagine che vorrei usare più spesso, quattro vasi di vetro, raggiungibili solo con una scala, colmi di stampini per ogni forma del creato, per biscotti natalizi al miele e cannella, per cannelés di Bordeaux e per ravioloni ripieni che non vedranno mai la luce. Pentole sospese al soffitto, mini cocotte in tutti i colori della primavera, e un'unica concessione futuristica a una vergognosa progressione di grattuge lunghe, sottili e affilatissime.
Ma non c'è spazio per due, nella mia cucina. Non c'è una sedia e nemmeno un tavolo, figurarsi! Non esiste dispensa né cassetto, e l'ordine imperfetto di pentolame, forchettame, attrezzume e caccavelle si regge su un equlibrio assai delicato, progettato con fatica e tutelato con orgoglio.
Cosa potresti dedurre, caro Lettore dallo sguardo impietoso, non saprei proprio dirlo. Ci ho pensato, tutta la sera e poi un'ora stamattina col caffè. Ma la mia cucina vera è uno spazio immaginario, "un sogno in cui sprofondo come in una droga", una difesa per allontanarmi dal mondo, chiedendo al mondo di venire con me.
E allora ecco qua, buona quinoa spinacina a tutti.

Quinoa, Spinach and Salt


Quinoa con Spinaci Saltati
al Limone e Zenzero

per 4-5 persone

Quinoa with Spinach, Lemon and Ginger

quinoa 250 gr
spinacini freschi due mazzi abbondanti
aglio 2 spicchi
limoni 2
zenzero fresco 1 pezzo
olio di oliva, sale, salsa di soia q.b.


Quinoa and Garlic

Pulire delicatamente gli spinacini e togliere i gambi piu grossi. Scaldare qualche cucchiaio di olio in una larga padella, soffriggere per due minuti gli spicchi d'aglio sbucciati e tagliati a metà, quindi unire gli spinacini puliti e farli appassire leggermente. Insaporire con la scorza dei limoni e lo zenzero grattuggiati.
A parte cuocere la quinoa in acqua salata, seguendo le indicazioni della confezione. Lasciarla gonfiare e riposare per qualche minuto.
Quando è pronta, unirla agli spinaci e far saltare per un minuto, mescolando e unendo a piacere salsa di soia o un pizzico di sale.
Servire tiepida.
w.v.<3

Big Bowl of Quinoa

Pappa al Pomodoro con Melanzane Grigliate, Olive Nere (e Feta)

martedì 20 agosto 2013
Pappa al Pomodoro

ma è meglio poi un giorno solo da ricordare
che ricadere in una nuova realtà sempre identica...

~ Francesco Guccini, Scirocco

Era una sera tiepida di agosto, la città umida e deserta popolata solo da turisti innamorati, anziani troppo stanchi e gatti in cerca di padroni. Noi due seduti in riva al fiume a giocherellare con gli sguardi, aspettavamo il vento e qualcosa che cambiasse.
Mi avevi chiesto di tornare lì, in quel tavolo all'aperto dove ti guardai la prima volta, abbronzata e timida col tuo velo di rossetto. Soffocate da ricordi inutili e legittime paure, parole e frasi restavano sospese, immobili in quell'aria densa di silenzio che si era andata aggrumando fra di noi. Erano un lui e una lei di troppo, due vite già iniziate e una morale troppo grossa.
Era una sera tiepida di agosto, quella sera in cui ci lasciammo diventare grandi. A nostro modo ci amavamo ancora, ma ormai non ci amavamo più.


Pappa al Pomodoro*
con Melanzane, Olive Nere (e Feta)

per 4
pane toscano raffermo 200 gr
pomodori maturi 800 gr
aglio 4 spicchi
concentrato di pomodoro 2 cucchiai
melanzana, piccola 1
olive nere 1 manciata
feta sbriciolata 2-3 cucchiai
sale, pepe, olio evo, brodo vegetale, basilico q.b.

Baby Eggplants

Incidere i pomodori a croce e tuffarli per qualche minuto in acqua bollente. Pelarli e passarli al passaverdure. Soffriggere gli spicchi d’aglio sbucciati e leggermente schiacciati in un po’ di olio, unire qualche foglia di basilico, poi il pane tagliato a cubetti. Far rosolare per circa 10 minuti finché il pane assume un bel colore ambrato. Unire la passata di pomodoro, il concentrato (facoltativo), sale, pepe e mescolare bene. Coprire con il brodo e far cuocere a fuoco medio-basso per circa 30 minuti finché il pane è ridotto in poltiglia.
Nel frattempo tagliare la melanzana a fette, grigliarle su entrambi i lati e tagliarle a cubetti. Snocciolare e tritare grossolanamente le olive. Servire la pappa al pomodoro, guarnendo ciascun piatto con cubetti di melanzana grigliata, una manciata di olive tritate e una spolverata di feta sbriciolata.
Va da sé che la feta non è approvata dalla vegan police. Epperò basterà eliminarla, et voilà, w.v.<3 il pranzo è servito.

*Piccolo spazio autocelebrativo: la qui presente ricetta è stata pubblicata questo mese sul Corriere della Sera nella rubrica Racconti di Cucina, insieme ad altre tre mie ricette aventi il pomdoro come protagonista.
Se siete curiosi, qui potrete trovare il link all'archivio del quotidiano e leggere l'articolo principale della pagina. E a questo proposito, manco fosse la notte degli Oscar, voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno dimostrato enorme affetto e mi hanno postato e ripostato la foto della pagina sulla mia bacheca di facebook. Tenkiu!

Salmorejo

sabato 11 maggio 2013
Salmorejo

Pane e pomodoro.
Un pizzico di sole, le onde dell'oceano che sembra il mare. Il buono di una zuppa densa e rinfrescante. Un pomeriggio aperto e un libro da iniziare.
Costruisco così la mia estate cittadina.
Happy weekend.

Salmorejo
per 4 persone

pomodori maturi a grappolo 1 kg
pane raffermo 150 gr
mandorle tostate 30 gr
aglio 1 spicchio
aceto balsamico 1 cucchiaio
olio extra vergine 4 cucchiai
sale, pepe, acqua q.b.

Per la salsa al cetriolo
cetriolo 1
cipolla rossa piccola 1/2
pomodoro (facoltativo) 1/2
lime 2
coriandolo fresco, sale, pepe q.b.


Tomatoes

Il salmorejo è una zuppa fredda, densa e cremosa, originaria della città di Cordova in Spagna. Viene tradizionalmente guarnita con uova sode a cubetti e fettine di jamon serrano.
La mia è la versione very very good veg.

Preparare la salsa al cetriolo (salsa nel senso messicano del termine, non è un sugo ma una salsa, sí?): sbucciare il cetriolo e tagliarlo a cubetti insieme al pomodoro. Mescolarli con poca cipolla tritata e condire con succo di lime, sale, pepe e coriandolo fresco tritato. Coprire con pellicola e tenere in frigo.
Per la zuppa, tritare il pane a cubetti e bagnarli con 4 cucchiai di acqua. Tenere da parte. Sbucciare i pomodori tuffandoli per qualche secondo in acqua bollente e tagliarli a pezzi. Frullarli con il loro liquido insieme al pane ammollato e non strizzato, l'aglio, le mandorle tostate, olio e aceto. Insaporire con sale e pepe e se necessario aggiungere altra acqua.
Tenere il salmorejo in frigo almeno due ore. Servirlo ben freddo, guarnendo ciascun piatto con un cucchiaio di salsa al cetriolo.
Gnammy!


Cucumber Salsa

Gazpacho Verde

domenica 5 maggio 2013
Gazpacho Verde

Ho voluto scrivere un racconto. Le parole sono mie, la memoria è quella di altri. Spero vi piaccia.

Mio padre lo ricordo ancora con le mani sporche, nere di carbone come i capelli troppo ricci che gli spuntavano appiattiti e lunghi sotto al berretto. Lo indossava ogni mattina dopo il caffè, insieme a quel curioso faro in fronte che avrebbe illuminato il suo lavoro nel ventre della terra. Quando usciva di casa, aveva l'aria serena di un vecchio saggio e l'andatura orgogliosa da eterno corridore. Parlava poco, con voce roca e un forte accento del nord, aveva occhi chiari e vestiva sempre pulito, la camicia verde a scacchi inamidata al collo. Tutte le sere, tranne il venerdì Santo, il mio compleanno e la vigilia di Coppa, si trovava con gli altri giù al pub e discuteva a sorriso aperto del suo lavoro alla miniera e del motivo per cui la Newkie Brown era la miglior birra al mondo. Estroverso quanto basta, era cortese e tollerante nelle idee, anche quando iniziò a ingarbugliarsi con ostinazione nei discorsi della sua politica, difendendo i compagni e lo sciopero infinito in quel triste inverno di trent'anni fa.
A quell'epoca frequentavo la Northgate Middle School, portavo i capelli corti e gli anfibi a lacci rossi, e ascoltavo gli Ultravox a oltranza. Avevo dodici anni quando venne a casa e disse È fatta, cari miei, siamo in sciopero. Non sapevo perché ma avevo paura, sentivo nell'aria un cambiamento che ci avrebbe distrutto.
Fu un inverno lunghissimo e freddo, lui resistette fino alla fine picchettando duro davanti alla polizia a cavallo, mentre mia madre scriveva poesie e vendeva speranza al mercato dell'usato. Quella volta a Natale non portammo pantaloni stirati e per regalo ricevemmo piselli e carne in scatola dai vicini misericordiosi.
Lei la vedevo in TV coi capelli in ordine e lo sguardo inflessibile, ci aveva chiamati nemici e non glielo perdonavo, incolpandola di tutto, il freddo, le strade vuote, le liti coi cugini. Mio padre amava il suo elmetto scuro e tutto quello che chiedeva era l'onestà di un lavoro per regalare a noi idee, libri e allegria. Sette anni dopo, quando la piazza esultò gridando Maggie's gone, io non fui capace di unirmi alla festa, perché sapevo che la spaccatura creatasi fra noi era per sempre.
Oggi ascolto la notizia nella timidezza della primavera londinese, di fronte a un'improbabile zuppa da moderno bistrot, e mi ritrovo davanti quello sguardo di ferro come l'avevo lasciato nella memoria. A nulla serviranno decine di resoconti postumi e faziosi, so già che non li guarderò, quei documentari fasulli e patinati. Io l'ho vissuto dentro, nel gelo di mesi senza pane e senza luce, e conservo tutte le poesie, gli anfibi e la t-shirt. Non capivo fino in fondo ma ero lì a dividere la rabbia, e so per certo che da allora niente fu più come prima.


Gazpacho Verde


Gazpacho Verde*
per 6 persone

sedano 2 gambi
peperoni verdi 2
cetrioli sbucciati 600 gr
pane raffermo 80 gr
noci tostate 130 gr
peperoncino verde fresco 1
aglio 4 spicchi
zucchero 1 cucchiaino
spinacini 200 gr
basilico fresco 1 mazzo abbondante
prezzemolo tritato 2 cucchiai
aceto balsamico 4 cucchiai
olio di oliva 60 ml
latte di cocco 3 cucchiai
acqua 700 ml ca.
ghiaccio 4-5 cubetti
sale, pepe, cubetti di pane tostato per servire q.b.


*La ricetta l'ho adattata da Plenty, di Yotam Ottolenghi, rinomato chef londinese. A volte compare nel menù del suo ristorante a Notting Hill. E il libro, detto fra noi, è una vera chicca.

Tritare grossolanamente sedano, peperoni, cetrioli, pane, noci, peperoncino e aglio. Frullare unendo zucchero, spinacini, erbe, olio, aceto, latte di cocco, quasi tutta l’acqua, ghiaccio, sale e pepe. Se necessario, unire altra acqua finché si raggiunge la consistenza desiderata.
Servire con un giro di olio e cubetti di pane tostato.


Croutons and Walnuts

Succo Rosa (Rabarbaro, Carote, Barbabietola)

mercoledì 1 maggio 2013
Succo di rabarbaro, carote e barbabietola

I believe in pink.
~ Audrey Hepburn

Se mi chiedessero di colorare il mondo, non avrei dubbi, lo dipingerei di rosa. Magari con qualche sfumatura di rosso, che - diciamoci la verità - secondo me non fa mai male, ma poi giù pennellate di rosa, in tutte le sue tonalità allargate, dal lilla al magenta, passando per il fucsia e il viola prugna.
Non parlo del colore delle fiabe stucchevoli e impossibilmente romantiche della mia malsana giovinezza, perché se fosse per me darei a Cenerentola, Biancaneve e la Bella Addormentata un bel paio di scarpe piatte e comode e una zucca motorizzata in versione cabriolet per andarsene a spasso da sole intorno al mondo, senza aspettare di essere svegliate dal principe azzurro, ma piuttosto da un cappuccio doppio con opzione brioche.
Mi significo invece il rosa delle fragole quando si trasformano in marmellata, dei ciliegi in fiore ai lati della strada e quello insormontabile di certi tramonti della sera in montagna; rosa come il profumo del pane appena cotto, come la Gazzetta quando gioca l'Italia o una fetta di anguria gelata consumata per strada sotto le stelle di agosto.

Three shades of pink

Perché se chiudi gli occhi e immagini il mondo così, se chiudi gli occhi ma apri il cuore, se ti concentri ad ascoltare il rumore del respiro o quello del vento, dimenticandoti delle paure, dei giudizi, delle cose da comprare, della fretta, del tempo, delle ore e della cena di stasera, allora ti accorgi che il mondo sei tu che lo colori, e la felicità è lì dentro alla testa, appena dietro la follia e alla fine dei pensieri; e subito ti si restringe lo spazio per la sofferenza e la solitudine di quei lunghi pomeriggi a novembre, gli addii non sono addii ma curve di un sentiero in movimento, e ogni giorno se lo vuoi diventa fatto per essere come zucchero filato, rosso come i pomelli di Heidi, o giallo e verde come le margherite sul prato, a suo agio e perfetto come un ottagono a rovescio.

Ingredienti

Io non credo nel principe azzurro, (l'avete mai visto lui nelle favole che bacia una ranocchia?), ma ho fiducia nel colore della vita quotidiana, nella fantasia impastata di realtà e nell'oasi fiorita di un giardino dietro casa. Più efficaci e possibili, come una parrucca lilla da indossare un giorno qualunque, un'elefantessa che scappa dal circo o un giro in Vespa sotto la neve a dicembre.
Ma adesso scusate, mi è venuta sete.

Rabarbaro


Succo Rosa
con rabarbaro, carote e barbabietola

per 2
rabarbaro 3-4 gambi
barbabietola rossa 1
carote 3-4
mela verde 1
lime 1
zenzero fresco 1 piccolo pezzo

Lavare frutta e verdura e sbucciare la barbabietola. Tagliare a pezzi e centrifugare. A piacere unire un pezzetto di zenzero. Alla fine aggiungere il succo di lime e mescolare. Servire freddo.

Forbici e veggies

Green Smoothie & La Mia Primavera

venerdì 15 marzo 2013
Green Smoothie

Podrán cortar todas las flores, pero no podrán detener la primavera.
Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera.

~ Pablo Neruda

Era arrivato a tagliare i fiori, gerani, gigli e bucaneve ancora assopiti. Un lupo cattivo o forse soltanto un dio un po' annoiato ci aveva strappato a forza dal ciliegio rosa, il mio fatto di torte di mele, pan carré e caraffe di limonata dolce spruzzata di vino. Era un pomeriggio di primavera, con l'azzurro del cielo negli occhi e il caldo dell'amicizia nel cuore. Era una gita in collina, e poi il silenzio oltre la porta.

La primavera torna sempre a svegliare questi ricordi, con il tepore dei tramonti e la luce tenue della sera, che ti stritola ironica nelle budella e sulla pelle ti spara addosso la realtà. Sono onde radio basse e silenziose, scie luminose e taglienti che corteggiano l'allegria e poi asciugano le lacrime.

Ma se l'ascolti più a lungo, la primavera sa parlarti gentile; senza sbattere in faccia ombre e colori come il sole di luglio, ti accarezza leggera chiedendo perdono con una lettera color pastello.
La primavera gentile è un tram verde venuto a spargere sale, è una spremuta di ricordi innocenti e una valigia già pronta fra le mani. Sono quei papaveri che rifioriscono ogni volta, tutte quelle storie che nascono e sembrano per sempre; è il giallo tiepido del sole di aprile e la bellezza imbarazzante delle stelle perdute dietro ai monti. È questo mio cassetto pieno di coincidenze che fa rinascere la fantasia all'incrocio dei venti. È la timidezza dei passi sul ghiaccio un po' sciolto e un film disimpegnato visto mano nella mano. Un pomeriggio d'amore furtivo e la confortante freschezza di un frullato a merenda.


Squeezed Citrus

Green Smoothie
con Cavolo Nero, Avocado e Arance

per 2/3 persone
avocado 1
foglie di cavolo nero 1 mazzo (4-5)
succo di arancia fresco 2 tazze
lime 1
datteri snocciolati 4-5
zenzero fresco grattuggiato q.b.


Avocado, Oranges and Dates


Ricetta? Massì, ricetta! Buttare tutto dentro al frullatore, avocado sbucciato, succo di arancia e lime, datteri, foglie di cavolo e zenzero grattuggiato. Frullare frullare frullare fino a quando lo smoothie è verde pastello e cremoso quanto basta. Se occorre, allungarlo con un po' di acqua o altro succo di arancia, a gusto.
Consiglio di usare un marchingegno abbastanza forzuto e di tenere le foglie di cavolo nel freezer, in modo che sia poi più facile spezzettarle e frullarle in maniera omogenea. In questo modo poi si possono conservare a lungo ed essere sempre pronte per questo concentrato di salute e allegria.


Squeezed

E cade la pioggia e cambia ogni cosa, la morte e la vita non cambiano mai.
~ Francesco Guccini, Per fare un uomo

Cavolfiore Speziato al Forno

giovedì 17 gennaio 2013
Cavolfiore Speziato al Forno

Through your window
That's one way to see the world
Step outside and look back into

~ Dave Matthews Band, Drunken Soldier


Io credo nella logica delle spezie, ho fiducia nei grani di pepe, i pistilli di zafferano e le polveri di cannella; sono seguace della sistematica dello zenzero e sottoscrivo la filosofia della liquirizia. Affido pieni poteri al dragoncello, il papavero e la mentuccia, e lascio la mia eredità di essere umano all'aneto, la vaniglia e il tamarindo. Confido nelle spezie perché rappresentano i colori del mondo, come un tram sui binari dell'arcobaleno trasportano nelle fantasie dei giochi di un altro, e ci salvano dall'amido delle uniformi e dal grigio delle nuvole.

Amo il cumino perché ha il sapore della terra, forte e radicato come le origini della mia memoria, nostalgico e tenero come un pugno di lacrime affogate in un bicchiere di grappa.
Amo la curcuma perché ha il nome curioso e il colore caldo del sole di mezzogiorno, protegge dalle scottature della vita e propizia le unioni felici.
Amo la paprika perché parla d'oriente, di muri spaventosi e robusti come un piatto di gulasch, ma scavalcabili senza allenamento con una semplice strimpellata alle corde del cuore.
Amo la polvere d'aglio perché tiene lontani i fantasmi notturni, soffrigge le paure e insegna a fare amicizia con le streghe di ogni stagione.
Amo i grani di pepe perché sono tondi, perfetti e a volte perfino colorati di rosa. Non vanno mai fuori moda, infondono energia positiva e favoriscono sogni amorevoli.

Amo le spezie perché ogni volta è come se fosse la prima, con l'esito ignoto, il gusto intenso e la promessa di rifarlo, migliore e diverso.
Amo le spezie perché sporcano le dita e arruffano la cucina, ma dipingono le giornate e rallegrano i cavolfiori. Amo le spezie perché hanno il sapore della libertà e parlano al futuro, insaporiscono la mente e ammorbidiscono il cuore.


Spezie


Cavolfiore Speziato al Forno
per 4 persone

cavolfiore 2
olio extra vergine di oliva 4-5 cucchiai
cumino, curcuma, paprika, aglio in polvere, sale, pepe q.b.
pinoli 2 manciate
menta, coriandolo, succo di lime q.b.

Tagliare il cavolfiore a cimette, lavarle e scolarle. Condire con l'olio e le spezie a piacere. Distribuire su una teglia da forno e cuocere a 225 per circa 30 o 40 minuti, finché è piuttosto tenero.
Unire menta e coriandolo tritati, i pinoli tostati in un padellino e abbondante succo di lime. Aggiustare di sale e pepe e servire.

With vegan love e con estrema libertà di interpretazione.

Cavolfiore e Spezie

Peperoncini di Padrón Saltati

mercoledì 8 agosto 2012
Peperoncini di Padrón Saltati

Los pimientos de Padrón,
unos pican y outros non.


Senza offesa, posso anche dire di essere fortunata.
Me ne accorgo all'improvviso la mattina di una domenica d'estate, quando ancora assonnata mi aggiro per le bancarelle di un mercato di quartiere e, in mezzo a infinite varietà di pomodori - rosa (!!!!!!), neri e rosso ciliegia -, tra meloni coreani, basilico tailandese, tomatillos e lemongrass, tra spinaci d'Oriente e patate americane, nelle mani di un ragazzino venuto dal Messico ritrovo a sorpresa questi peperoncini, che mi era capitato di assaggiare una prima volta sparsi sopra a una dolcissima pizza, e poi ancora formaggiosamente adagiati su un letto di crema di mandorle durante una di quelle serate romantiche, odorose di fragole, basilico e illusioni.
I pimientos de Padrón sono una varietà di piccoli peperoncini verdi, tipica della regione della Galizia. Vengono comunemente serviti come tapa nelle taverne locali, di solito accompagnati da una bella birra ghiacciata e dissetante. La caratteristica che li rende accattivanti oltre che famosi, è il fatto che alcuni di essi sono innocui e dolciastri, altri invece intensi e piccanti, ma è impossibile saperlo, dato che all'aspetto le due varietà risultano perfettamente identiche.
Per questo motivo qualcuno ha detto che questi nostri peperoncini sono come la roulette russa, dolci o pungenti, non sai mai quello che ti capita. Ogni morso potrebbe essere fatale, e affliggerti come una pepatissima puntura.
A me piuttosto viene da pensare che siano come il cielo di montagna nei pomeriggi di agosto, misterioso e imprevedibile, un attimo prima tiepido e azzurrissimo, e poi all'improvviso arrogante, sfacciato e burrascoso.
Oppure, se permettete, mi viene da dire che questi piccoli pimientos siano proprio come la notte, come tutte quelle notti insonni a volte dolcissime, a volte sfrontate e violente. Non sai cosa preferire, ma in fondo non sei neppure obbligato a scegliere. E perché mai provare a preferire quando puoi averle entrambe? Basta solo lasciarsi andare con fiducia, abbandonarsi alla loro tenerezza tentatrice e un po' illusoria, e a ogni morso farsi sorprendere da tanta inafferrabile bontà.

Peperoncini di Padrón Saltati
dosi variabili a seconda della fame dei commensali

peperoncini di Padrón
olio extra vergine di oliva
fleur de sel
succo di limone


Clamorosamente e spudoratamente non-ricetta. Eppure fidatevi, ma il modo migliore per gustare questi adorabili pimientos è per mia fortuna anche il più semplice del mondo.
Scaldare dell'olio extra vergine di oliva in una padella pesante, aggiungere i peperoncini interi precedentemente lavati e asciugati. Farli arrostire per bene a fuoco medio-alto, finché si ammorbidiscono e si scuriscono su entrambi i lati.
Sfoderare dal fondo dell'armadio il vostro preziosissimo sale di fiducia, e usarne una generosa manciata per insaporire i pimientos. A piacere - il mio di sicuro - unire anche del succo di limone.
Accessoriare con un bicchiere di birra e possibilmente con un bel pomeriggio assolato.

Peperoncini di Padrón

Photo (Satur)Day: Fragoline

sabato 30 luglio 2011
Fragoline



Ricordo d'infanzia. Sapore di felicità.





Sweet Little Thing