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Fichi al Forno con Prosciutto e Noci

giovedì 16 agosto 2012
Fichi al Forno con Prosciutto e Noci

Wrap me in prosciutto
& love me for ever



Fichi al Forno
con Prosciutto e Noci

per 4 persone

fichi, neri e verdi 8
prosciutto di Parma 3-4 fette sottili
gherigli di noce 8-10
timo fresco 4-5 rametti
miele, aceto balsamico, sale, pepe q.b.


Fichi

Lavare i fichi e asciugarli delicatamente con carta da cucina. Eliminare il picciolo, quindi inciderli a croce con un taglio fino a circa metà altezza. Schiacciarli leggermente in modo che si appiattiscano un po' e restino dritti durante la cottura.
Farcirli con delle noci tritate grossolanamente e con uno o due rametti di timo tagliati a metà. Tagliare ogni fetta di prosciutto nel senso della lunghezza in due o tre strisce, e avvolgere ciascun fico con una di esse.
A parte mescolare due cucchiai di miele con un un po' di aceto balsamico, insaporire i fichi con con sale e pepe e con qualche goccia dell'emulsione preparata.
Infornare a 200 per circa 15 minuti, finché il prosciutto è leggermente croccante e i fichi morbidi. Servirli tiepidi insieme al sugo rilasciato in cottura.

No need to unwrap to enjoy...

Fichi, Noci e Timo

Peperoncini di Padrón Saltati

mercoledì 8 agosto 2012
Peperoncini di Padrón Saltati

Los pimientos de Padrón,
unos pican y outros non.


Senza offesa, posso anche dire di essere fortunata.
Me ne accorgo all'improvviso la mattina di una domenica d'estate, quando ancora assonnata mi aggiro per le bancarelle di un mercato di quartiere e, in mezzo a infinite varietà di pomodori - rosa (!!!!!!), neri e rosso ciliegia -, tra meloni coreani, basilico tailandese, tomatillos e lemongrass, tra spinaci d'Oriente e patate americane, nelle mani di un ragazzino venuto dal Messico ritrovo a sorpresa questi peperoncini, che mi era capitato di assaggiare una prima volta sparsi sopra a una dolcissima pizza, e poi ancora formaggiosamente adagiati su un letto di crema di mandorle durante una di quelle serate romantiche, odorose di fragole, basilico e illusioni.
I pimientos de Padrón sono una varietà di piccoli peperoncini verdi, tipica della regione della Galizia. Vengono comunemente serviti come tapa nelle taverne locali, di solito accompagnati da una bella birra ghiacciata e dissetante. La caratteristica che li rende accattivanti oltre che famosi, è il fatto che alcuni di essi sono innocui e dolciastri, altri invece intensi e piccanti, ma è impossibile saperlo, dato che all'aspetto le due varietà risultano perfettamente identiche.
Per questo motivo qualcuno ha detto che questi nostri peperoncini sono come la roulette russa, dolci o pungenti, non sai mai quello che ti capita. Ogni morso potrebbe essere fatale, e affliggerti come una pepatissima puntura.
A me piuttosto viene da pensare che siano come il cielo di montagna nei pomeriggi di agosto, misterioso e imprevedibile, un attimo prima tiepido e azzurrissimo, e poi all'improvviso arrogante, sfacciato e burrascoso.
Oppure, se permettete, mi viene da dire che questi piccoli pimientos siano proprio come la notte, come tutte quelle notti insonni a volte dolcissime, a volte sfrontate e violente. Non sai cosa preferire, ma in fondo non sei neppure obbligato a scegliere. E perché mai provare a preferire quando puoi averle entrambe? Basta solo lasciarsi andare con fiducia, abbandonarsi alla loro tenerezza tentatrice e un po' illusoria, e a ogni morso farsi sorprendere da tanta inafferrabile bontà.

Peperoncini di Padrón Saltati
dosi variabili a seconda della fame dei commensali

peperoncini di Padrón
olio extra vergine di oliva
fleur de sel
succo di limone


Clamorosamente e spudoratamente non-ricetta. Eppure fidatevi, ma il modo migliore per gustare questi adorabili pimientos è per mia fortuna anche il più semplice del mondo.
Scaldare dell'olio extra vergine di oliva in una padella pesante, aggiungere i peperoncini interi precedentemente lavati e asciugati. Farli arrostire per bene a fuoco medio-alto, finché si ammorbidiscono e si scuriscono su entrambi i lati.
Sfoderare dal fondo dell'armadio il vostro preziosissimo sale di fiducia, e usarne una generosa manciata per insaporire i pimientos. A piacere - il mio di sicuro - unire anche del succo di limone.
Accessoriare con un bicchiere di birra e possibilmente con un bel pomeriggio assolato.

Peperoncini di Padrón

Insalata di Jicama, Ananas e Menta

venerdì 18 marzo 2011
Insalata di Jicama, Ananas e Menta

Voglia di estate? SiSiSiSiSiSiSiSiSiSiSììììì!


Insalata di Jicama, Ananas e Menta
per 4

jicama di media grandezza 2
ananas fresco 4-5 fette spesse circa 1 cm
scalogno 1
lime 3
peperoncino, possibilmente thailandese 1
sale, menta fresca q.b.


Se non conoscete la jicama, potete:
a) leggere qui, e qui;
b) provare a immaginare un tubero simile, per forma e colore, a una grossa patata piatta, con la non sottile differenza che la vostra jicama si fa mangiare cruda, e in più è dolce, croccante e dissetante come una mela.
La jicama si coltiva comunemente in Messico e America Centrale, dove viene spesso consumata come antidoto contro la calura estiva, tagliata a bastoncini e condita semplicemente con peperoncino, sale e succo di lime. Umilmente buona e rinfrescante.

Oggi tuttavia, invece che farla a bastoncini, l'ho cubificata. Come era quella storia che cambiando l'ordine dei fattori...? O qualcosa così, ah ecco, mi pare si dicesse che nonostante tutto il risultato non cambia. A bastoncini, filetti, cubi o parallelepipedi, che importa? Provatela. Col sole (meglio) o con la pioggia (peggio), la jicama non vi tradirà.

Per la cosiddetta ricetta, basta pelare la melapatata jicama e tagliarla a cubetti insieme alle fette di ananas; tritare lo scalogno, spremere i lime, togliere i semi dal peperoncino e tritarlo fine (magari ricordandosi anche di lavarsi bene le mani dopo aver toccato i semi e prima di stropicciarsi gli occhi), mescolare tutto per bene in una ciotola rosa, verde o azzurra, insaporire con un pizzico di sale e un bel po' di menta fresca tritata... e anche per oggi possiamo tirare un sospiro di sollievo.

Insalata di Barbabietole e Carote

lunedì 7 marzo 2011
Insalata di Barbabietole e Carote a Crudo

Ho avuto un'illuminazione! Una di quelle che ti colpisce (quasi) come una padellata in fronte: le barbabietole si possono mangiare crude. Olé!
Purtroppo per me, ho sempre pensato che fossero come le patate, che da crude probabilmente non riscuoterebbero grande successo. E invece ho avuto una bella sorpresa, un'illuminazione indotta dal novello amico Mark Bittman, di cui mi sono già ripromessa di parlarvi un po' più dettagliatamente nei prossimi giorni.
Per il momento però prendetevi questa insalata, fresca, croccante, e rigorosamente raw, e ditemi voi se non c'è motivo di essere allegri. Cheers!


Insalata di Barbabietole e Carote
per 4

barbabietole, medie 3
carote 2
zenzero fresco 1 dito
scalogno 1-2
olio 2 cucchiai
senape di Digione 2-3 cucchiai
lime 2
sale, pepe, coriandolo fresco q.b.


Pelare le barbabietole e le carote e grattuggiarle in una ciotola. Unire lo zenzero fresco grattuggiato, gli scalogni tritati finemente, sale e pepe. Preparare il condimento mescolando olio, senape, succo di lime e versarlo sopra le verdure. Mescolare bene e cospargere con una generosa quantità di coriandolo fresco tritato (mi raccomando, fatela proprio generosa la quantità...).

Aglio al Forno

giovedì 15 luglio 2010
Aglio al Forno

Ieri pomodoro, oggi aglio (...e che dite, domani basilico?). Ieri ho scomodato Neruda, oggi vi beccate la sottoscritta. Pero' niente paura, non vi appioppero' nessuna Ode all'aglio da me composta, anche perche', diciamo la verita', non sono esattamente una grande fan del suddetto. Per intenderci, locali come The Stinking Rose (Rosa Puzzolente...!!), coi loro pezzi forti quali il martini all'aglio o il gelato all'aglio, a me fanno un po' paura. Che volete che ci faccia?

Eppure anche l'aglio, di solito cosi' duro, pungente e anche un po' pestilenziale, in fondo in fondo ha un'anima cremosa, morbida e dolcissima. Basta saperlo prendere per il verso giusto, e vedrete che anche se e' arrabbiato nero, si potra' mettere a tacere.


Aglio al Forno

teste di aglio intere q.b.
olio, sale, pepe, timo fresco q.b.
brodo vegetale se necessario, per bagnare


Incidere le teste di aglio eliminando la calotta superiore a circa 1 cm dall'estremita', ma senza separare gli spicchi. Disporle in una teglia da forno e condire con sale, pepe, foglie di timo fresco e un giro d'olio. Cuocere a 175 per circa 45-60 minuti, finche' l'aglio diventa tenero. Se dovesse scurire troppo in fretta, coprire con un foglio di alluminio. Se necessario, bagnare il fondo con un po' di brodo perche' non attacchi.
Una volta cotti, gli spicchi vanno schiacciati a uno a uno e ne uscira' una crema dolce e del tutto innocua. E' ottima come antipasto, spalmata su dei crostini di pane insieme a una fetta di brie o altro formaggio a pasta morbida.
E se poi vi ritrovate a mangiare una testa d'aglio intera, non dite che non vi avevo avvertito.

Insalata di Rucola e Melone

giovedì 8 luglio 2010
Insalata di Rucola e Melone

Post sfacciatamente pigro. E per non rimetterci la faccia mi gioco il jolly, universalmente valido, del "Con questo caldo, non ci si puo' mica mettere ai fornelli" (tanto, mica lo sapete che qui ci starebbe bene un bel berretto di lana...)

Ancor piu' sfacciatamente, vi elenco perfino gli ingredienti:
- rucola;
- melone;
- formaggio di capra;
- sale, pepe, olio, aceto balsamico.

Con atto di grande magnanimita', vi risparmio invece la descrizione del difficile procedimento. E se ancora non siete conviniti, prendetela come una scusa per dotarvi del famoso e utilissimo pallinatore di frutta.

Insalata di Primavera. Asparagi, Fave e Piselli

lunedì 3 maggio 2010
Insalata di Primavera. Asparagi, Fave e  Piselli

...oggi è un giorno di sole
niente mi può fare male

[...] comprò una casa
la colorò con l'arcobaleno
vide in TV che anche quando piove
da qualche parte è sereno
oggi è un giorno di sole

(L. Cherubini, Giorno di Sole)

Ci sono delle cose che ti fanno sentire bene, sempre. Piccoli gesti, colori, pensieri che ti accarezzano la mente e ti fanno sorridere. Svegliarsi con un giorno di sole, comprare delle margherite, incrociare lo sguardo allegro di uno sconosciuto. Dieci minuti di felicita'. Proprio come l'inizio del week-end, come cantare sotto la doccia o bagnare i piedi nell'acqua del mare.
Proprio come mangiare le fragole o sgranare i piselli. Per un attimo dimentichi tutte le incertezze, lo stress, gli aumenti di benzina, le bollette da pagare e il mal di denti. La vita diventa semplice come un giro in bicicletta e ti accorgi che finalmente e' primavera.
E' un giorno di sole e niente ti puo' fare male.

Ehm...oggi andava cosi', che volete che vi dica?


Insalata di Asparagi, Fave & Piselli
per 3

asparagi 500 gr.
fave fresche da sgranare (senno' che gusto c'e'?) 500 gr.
piselli freschi da sgranare (vedi sopra) 500 gr.
sale, pepe, olio, aceto balsamico, vino bianco q.b.
rucoletta selvatica 2 manciate


Lavare gli asparagi ed eliminare le estremita'. Condirli con un cucchiaio di olio, sale, pepe e una spruzzata di vino bianco. Disporli in una teglia da forno e cuocerli a 200 per circa 20-30 minuti finche' sono teneri, girandoli di tanto in tanto. Lasciarli intiepidire, tagliarli a pezzi lunghi circa 2 cm, tenendo le punte intatte. Tenere da parte.
Intanto sgranare i piselli e cuocerli in poca acqua bollente per 4-5 minuti. Scolarli e passarli sotto l'acqua fredda.
Sgranare anche le fave, sbollentarle due minuti e poi tuffarle in acqua fredda. Eliminare la pellicina e tenerle da parte.
Lavare la rucola, quindi mescolarla con gli asparagi a pezzi, le fave e i piselli. Condire con sale, pepe, un giro di olio e poco aceto balsamico. A piacere si possono aggiungere delle scaglie di pecorino.

Consiglio della domenica: non buttate i baccelli vuoti dei piselli, ma usateli per fare il brodo. Basta metterli in una larga pentola, coprire a filo con dell'acqua, unire mezza cipolla sbucciata, una carota, mezzo gambo di sedano, qualche grano di pepe e un pizzico di sale. Si porta a bollore e si fa cuocere dolcemente per circa 30 minuti. Meglio di cosi'!!

...oggi è un giorno di sole
niente mi può fare male.

Polvere di Agrumi

giovedì 25 marzo 2010
Polvere di Agrumi

Nel rush finale di questo inverno, sono anche io caduta nella rete di questa polvere colorata. Ormai e' cosi' diffusa che quasi quasi e' diventata noiosa.
Ah si, c'ho messo quella cosa la', la polvere di arancia, sai no?
Eppure il profumo e' cosi' incredibilmente buono che vorresti aggiungerla dappertutto, verdure cotte e crude, zuppe e insalate, pesce e carne, biscotti e creme pasticcere. Io per adesso la conservo come un piccolo tesoro, e ogni tanto ne sniffo un po' giusto per ravvivare la giornata. Un tiramisu arancione, pocket size.

Nel frattempo, colgo l'occasione per salutarvi e prendermi qualche giorno di pausa. Armata di questa pozione magica, ne approfitto per chiedere le ferie al mio stesso blog. Effetti collaterali della modernita'.

Ah, dimenticavo, la cosiddetta ricetta: prendere arance (o limoni) non trattati, lavarli e asciugarli per bene, quindi sbucciarli con il pelapatate, facendo attenzione a non prelevare la parte bianca - o meglio, a prelevarne il meno possibile. Disporre le scorze ottenute su una teglia coperta di carta forno, e farle seccare alla temperatura minima. Ci vorra' circa un'ora o un'ora e mezza. Quando sono diventate croccanti, polverizzarle al mixer e voila', la vostra polverina e' pronta per l'uso.

Bye Bye Winter

sabato 13 marzo 2010
Spremuta di Mandarini

Oh spremuta, spremuta di mandarino, perche' non mi sei mai venuta in mente prima? Pazienza, sara' per la prossima stagione. Da parte mia, con questo brindisi dichiaro finito l'inverno.

Ricotta Fatta In Casa

martedì 23 febbraio 2010
Ricotta Fatta in Casa

Perdonate le licenze...ehm...poetiche.

[Segue Traduzione Italiana]
VINCENT: But you know what the funniest thing about Europe is?
JULES: What?
VINCENT: It's the little differences. A lotta the same shit we got here, they got there, but there they're a little different.
JULES: Examples?
VINCENT: Well, in Amsterdam, you can buy beer in a movie theatre. And I don't mean in a paper cup either. They give you a glass of beer, like in a bar. In Paris, you can buy beer at MacDonald's. Also, you know what they call a Quarter Pounder with Cheese in Paris?
JULES: They don't call it a Quarter Pounder with Cheese?
VINCENT: No, they got the metric system there, they wouldn't know what the fuck a Quarter Pounder is.
JULES: What'd they call it?
VINCENT: Royale with Cheese.
JULES: Royale with Cheese. What'd they call a Big Mac?
VINCENT: Big Mac's a Big Mac, but they call it Le Big Mac.
JULES: Le Big Mac. What do they call a Whopper?
VINCENT: I dunno, I didn't go into a Burger King. But you know what they put on french fries in Holland instead of ketchup?
JULES: What?
VINCENT: Mayonnaise.
JULES: Goddamn!
VINCENT: I seen 'em do it. And I don't mean a little bit on the side of the plate, they fuckin' drown 'em in that shit.
JULES: Uuccch!

[Versione Italiana]
VINCENT: Ma lo sai qual e’ la cosa piu’ divertente dell’Europa?
JULES: Qual e'?
VINCENT: Sono le piccolo differenze…Voglio dire, laggiu’ hanno la stessa merda che abbiamo noi, ma solo…solo che li’ e’ un po’ diversa.
JULES: E come?
VINCENT: Bhe, ecco, puoi entrare in un qualunque cinema di Amsterdam e comprarti una birra. E non sto parlando, che ne so, di un bicchiere di plastica, ma intendo un boccale di birra. E a Parigi, puoi comprare una birra da Mc Donald's. Sai come chiamano Un Quarto di Libbra con Formaggio a Parigi?
JULES: Non Un Quarto di Libbra con Formaggio?
VINCENT: Hanno il sistema metrico decimale, non sanno che cazzo sia un quarto di libbra.
JULES: E come lo chiamano?
VINCENT: Lo chiamano Royal con Formaggio.
JULES: Royal con Formaggio?
VINCENT: Gia'.
JULES: E come lo chiamano il Big Mac?
VINCENT: Bhe, il Big Mac e’ il Big Mac, ma lo chiamano Le Big Mac.
JULES: Le Big Mac? Ah ah ah…e come lo chiamano il Whopper?
VINCENT: Non lo so, non sono stato al Burger King. Sai cosa mettono sulle patatine in Olanda al posto del ketchup?
JULES: Cosa?
VINCENT: La maionese.
JULES: Bleah, che schifo!
VINCENT: Eh eh, gliel’ ho visto fare, amico. Cazzo, le affogano in quella merda gialla.
JULES: Bleah...

(J. Travolta & S. L. Jackson, Pulp Fiction, scena seconda; la versione italiana qui)

Ah, le piccole differenze. Che bello sarebbe un giorno poter andare a spasso con Vincent Vega e Jules Winnfield in quella vecchia Chevy in giro per Hollywood. Potremmo discutere per ore delle piccole differenze: le bibite ghiacciatissime, il burro salato, il caffe' nel bicchiere di plastica, il sandwich alla marmellata e burro di arachidi.
A tutto ci si puo' abituare, alla maionese con le patatine come al cappuccino triplo e senza schiuma (??). Ma la ricotta...ehm..., scusate ma su quella avrei qualche cosa da dire. La piccola differenza in questo caso diventa una voragine di gusto e cremosita'. Vincent, te lo giuro. Se Marsellus per caso ti rispedisce in Europa, sparati una dose di ricotta fresca, e poi ne riparliamo.
Io nel frattempo, in mancanza di meglio, mi consolo cosi'.


Ricotta Fatta in Casa
per circa 500 gr. di ricotta

latte fresco 2 litri
panna fresca da montare 1/2 cartoccio (120 ml circa)
aceto di vino bianco 5 cucchiai
sale un pizzico


A essere precisi, questa cosa non e' propriamente ricotta, dato che la ri-cotta (come dice il nome) dovrebbe ottenersi dalla seconda cottura del siero che rimane nella produzione del formaggio. Rimane il fatto che questa cosa e' davvero buona, ma soprattutto e' molto meglio di qualunque versione sia finora riuscita a trovare al supermercato.
In una larga pentola mescolare il latte con la panna, l'aceto e un pizzico di sale. Mettere sul fuoco a fiamma media e scaldare fino a che si raggiungono i 90-95 gradi (un termometro da cucina, ancora non ce l'avete?). Ci vorranno circa 40 minuti. Spegnere e lasciare riposare per circa 20 minuti nella stessa pentola, senza mai mescolare, in modo che il latte cagli e si rapprenda. Aiutandosi con un mestolo forato, trasferire delicatamente la ricotta in un colino a maglie fitte (meglio ancora se rivestito di garza) e lasciar scolare finche' raggiunge la consistenza desiderata. Aggiustare di sale e conservare in frigo.

Sciroppo di Melograno

sabato 13 febbraio 2010
Sciroppo di Melograno

Qualche giorno fa, avevo promesso di rifilarvi un post su questo sciroppo. Vado cosi' ad arricchire la categoria delle Ricette-Non-Ricette a zero fatica. Con la scusa che il melograno ormai e' out, non ho nemmeno dovuto spremere da sola la frutta, ed e' bastato invece che mi procurassi una bottiglia di succo al 100%, che qui si trova piuttosto facilmente al supermercato. Che poi come mai il succo fresco sia disponibile anche quando la frutta da cui ha origine e' del tutto fuori stagione, e' un mistero su cui forse e' meglio non indagare. Per stavolta.


Sciroppo di Melograno

puro succo di melograno 1 bottiglia da 450 ml
zucchero 50 gr.
succo di limone 1/2 cucchiaino


In un pentolino, mescolare tutti gli ingredienti. Scaldare a fuoco basso e far bollire dolcemente per circa 30-40 minuti, finche' si raggiunge la consistenza desiderata. Raffreddandosi, lo sciroppo si addensa, per cui e' consigliabile non lasciarsi ingannare dalle apparenze e non farlo bollire troppo a lungo, altrimenti al posto dello sciroppo si otterra' una melassa, molto piu' consistente. Far raffreddare completamente e conservare in frigo.

Insalata di Pollo, Noci e Albicocche Secche

mercoledì 27 gennaio 2010
Insalata di Pollo, Noci e Albicocche Secche

Io e il lesso non siamo mai andati molto d'accordo. Ieri sera, per qualche strano motivo, mi e' venuto in mente di fare scorta di brodo di pollo. A pensarci bene uno mica puo' stare senza brodo di pollo, no?
Ho potuto cosi' constatare che uno degli effetti collaterali del sopracitato brodo e' che all'improvviso ci si ritrova con una quantita' ingestibile di pollo lesso... :-0
E perche' nessuno me l'ha detto??? A me non e' mai piaciuto il lesso. UFFAAAA!
Panico. Comincia a prendere forma la prospettiva di vivere da qui all'eternita' consumando cene insipide a base di pollo lesso. Ma proprio un pennuto intero dovevi andarti a infilare in borsa? Non era meglio andare al cinema?
Calma, calma, la Girl In The Kitchen dentro di me mi dice che e' tutto sotto controllo, per ogni cosa c'e' un rimedio, perfino per il pollo lesso. Mi fido. In fondo ci conosciamo da un po', e anche se a volte mi costringe a degli atti un po' insensati, questa Girl e' una tipa simpatica.
Decido di seguire i suoi consigli e cosi', a distanza di ventiquattro ore, faccio pace con il pollo lesso. Ecco come.


Insalata di Pollo
con Noci e Albicocche Secche


pollo lesso
radicchio di Chioggia 1 cespo
noci
albicocche secche
scaglie di parmigiano (o formaggio di capra)
olio, aceto balsamico, sale, pepe


Per fare il pollo lesso, affidatevi alla vostra fantasia brodaiola (io ho buttato il pennuto in pentola con una cipolla, un pomodoro, due carote, due gambi di sedano, pepe nero in grani, qualche chiodo di garofano, sale, prezzemolo e rosmarino, e ho fatto sobbollire per circa un'ora, schiumando all'occorrenza).
Quando e' pronto, togliere il pollo dal brodo e sfilettarlo. Unire delle albicocche secche tagliate a pezzi (o dell'uvetta rinvenuta in acqua), condire con olio, aceto balsamico, sale, pepe e lasciare riposare in frigo fino al giorno dopo.
Tagliare a listarelle sottili un cespo di radicchio, unire il pollo e la frutta secca, una manciata di noci tostate in forno e tritate grossolanamente, aggiustare il condimento, mescolare bene e cospargere con delle scaglie di parmigiano o con del formaggio di capra sbriciolato.

Burro Fatto in Casa

venerdì 8 gennaio 2010
Burro Fatto in Casa

Quando ti girano fortissimissimamente, fai in modo che l'energia non venga prodotta invano. Fai come me e segui questo semplice consiglio.

Prendi un cartoccio di panna fresca di ottima qualita' (io me la sogno di notte, ma tu che puoi, procurati della panna fresca di malga, magari chiama Heidi, Peter, il Nonno, Fabio Volo, vedi tu...), anzi dato che ci sei prendine due di cartocci, versali tutti in una bella scodella e inizia a montare.
Gira, gira, senza paura, gira e sbatti con il mixer, la panna si monta come al solito, niente di nuovo, tu continua imperterrito. Gira, gira, gira e sbatti, ti prometto che a un certo punto la panna si stanca, si smonta e ingiallisce per la vergogna. E tu vai avanti, gira, gira, gira e sbatti, che gia' cominci a sentirti meglio. Gira e sbatti, vedrai che la tua panna tutta tronfia in realta' e' solo una facile bugia.
Presto, molto presto, la panna cede alla tua cocciutaggine - ma che dico? - si rompe proprio: da una parte i grumi di burro e dall'altra un liquido opaco che dicono sia latticello. Ah-ah! Due piccioni con una fava, meglio ancora.
Ci sei quasi. A questo punto scola pure il liquido, pero' mi raccomando, ricordati di immergere e sciacquare il burro piu' volte sotto l'acqua fredda finche' questa e' chiara e limpida, segno che lo stress, i giramenti e la neritudine della giornata sono stati lavati via.
E' fatta! Ora puoi prendere il tuo burro fra le mani e dargli un senso, fallo rotondo, rettangolare, cilindrico. Spalmalo sul pane con un po' di miele. Come dici? Non ti girano piu'?

Va bene cosi', ma prima di andartene, ricorda quest altro barbatrucco: il burro si puo' congelare. FIGHISSIMOOOOOO, no?

Labna

venerdì 4 settembre 2009
Labna

Era da un sacco di tempo che volevo provare a fare questo formaggio libanese. Niente di nuovo sotto il sole, anche queste polpette di yogurt girano da parecchio per la blogosfera, e prima di me le hanno fatte, fotografate, mangiate e decantate Sigrid, Virginia e ChicaJo, per fare qualche esempio.

Credo sia inutile che vi racconti i motivi per cui questo labna (o lubneh) mi ha conquistata all'istante, ma siccome qualche lettore disattento si stara' di sicuro strappando i capelli dalla curiosita', e siccome sono anche una girl molto gentile, ve lo rispiego. Innanzitutto io ci vado a nozze con i formaggi freschi, e mi piacciono tantissimo tutti quelli bianchi, soffici e cremosi. E poi, siccome oltre ad essere una girl molto ma molto gentile, sono anche un po' pigra, ho una certa predilezione per le ricette-non-ricette, quelle che richiedono pochissimi ingredienti e nessuna fatica, ma che riscuotono sempre grande successo. E' cosi' bello quando l'amico incredulo ti chiede Ma l'hai fatto tu questo?? e tu puoi tranquillamente uscire allo scoperto e confessare che in realta' non ci vuole un granche'. E non importa con quanto impegno tu provi a convincerlo che Davvero, e' facilISSIMO, puoi stare bello sereno perche' tanto nessuno ti credera' mai...

Ma in fondo, siccome sono pur sempre una Girl In The Kitchen, ho pensato che per fare questo labna dovevo prenderla un po' piu' alla larga. E cosi', invece che dallo yogurt sono partita dal latte, da cui ho fatto lo yogurt, da cui poi ho fatto il labna. Tuttavia, se fossi una girl un tantino piu' seria, avrei fatto a mano anche il pane pita da usare come accompagnamento, ma ho deciso di lasciarlo alla prossima puntata : )


Labna

yogurt (meglio se tipo greco) 1 litro
sale 2 cucchiaini
spezie a piacere (timo, semi di sesamo, origano, pepe, sumac)
olio extravergine di oliva


Mescolare lo yogurt con il sale e metterlo dentro a una garza o a un tessuto non troppo fitto. Se le maglie della garza sono troppo lente, farne uno strato doppio. Raccogliere i quattro angoli e legarli fra loro per formare una specie di fagotto. Sospendere la garza con lo yogurt sopra una ciotola e metterla a sgocciolare in frigo. Lasciarla cosi' da un minimo di 24 ore fino a un massimo di tre giorni, dipende un po' dalla densita' dello yogurt di partenza e dalla consistenza che desiderate dare al formaggio.
Slegate il tessuto, raccogliete il labna e formate con esso delle piccole polpette. Conditele con un mix di spezie a vostra scelta e un filo di olio e servitele con pane pita appena riscaldato.

Sfumature di Rosso

giovedì 9 luglio 2009
Aceto ai Lamponi

Mia mamma diceva sempre che il rosso mi stava benissimo e da piccola ero sommersa dagli abiti color ciliegia, dalle calze ai dolcevita fino ai fermagli per i capelli.
Forse e’ per questo motivo che ancora oggi mi innamoro all’istante di tutto cio’ che ha solo un velato accenno di rosa o rosso. Fragole, lamponi e ciliegie. Ma anche i cranberries, la Red Velvet Cake, le stelle di Natale e la 500 tutta scassata che gira per le strade di San Francisco con la targa California. Fino ad arrivare alla Neverfull con le rose e al mini pc disegnato da Vivienne Tam (queste due ultime lussurie sono una recentissima scoperta che mi ha segnalato un’amica tentatrice. Ancora devo convincermi che e’ possibile vivere senza... : )

L’aceto ai lamponi qui si trova molto spesso come condimento per le insalate e sinceramente lo preferisco mille volte a qualunque altro tipo di dressing cremoso e dai colori ambigui. Colore stupendo e gusto dolciastro che si abbina molto bene sia a una semplice insalatina con rucola, sia a creazioni piu’ sfiziose come il mix feta e anguria, o le insalate arricchite da noci caramellate e formaggio di capra.

Quando ho realizzato che fare questo aceto da soli e’ semplicissimo, non ci ho pensato due volte. Le ricette-non-ricette mi piacciono troppo. Anzi adesso che ci penso faccio pure una categoria a parte. Ricetta-non-ricetta: minima fatica, massima soddisfazione : )
E poi, non vi fa impazzire quel colore?


Aceto ai Lamponi
per circa 1 litro

aceto di vino bianco 1 litro
lamponi 2 vaschette
grani di pepe rosa o nero q.b.


Scegliere lamponi maturi ma sodi, lavarli delicatamente e asciugarli per bene. Mescolarli all'aceto insieme a qualche grano di pepe, se vi piace. Invasare e lasciare riposare per un mese in un luogo fresco. Ogni 3 o 4 giorni, agitare la bottiglia in modo da rimescolare la frutta.
Quando e' pronto, filtrare, eliminare i lamponi e imbottigliare.

Agua Fresca al Cocomero

venerdì 26 giugno 2009
Agua Fresca al Cocomero

...ovvero l'estate take away.
L'anguria e’ una delle cose che da sempre mi ha dato l’idea dell’estate, piu’ del cocco, del gelato e degli infradito. Perfino quando stavo a Cortina, dove l’estate dura poco e certo non e’ caldissima, trovare una grossa anguria nel frigo, magari gia’ pulita e tagliata a pezzi, mi faceva quasi sentire il rumore del mare, e improvvisamente mi trovavo spiattellata (e mo’ come te lo traduco in inglese spiattellata?) su una spiaggia con la pelle unta di Coppertone!
A onor del vero, devo fare un appunto. E’ mio fratello - sempre molto preciso su queste cose - che ogni volta si prendeva la briga di pulire, sbucciare e tagliare a pezzi dei grossi cocomeri, in modo da trovarli in frigo belli pronti da addentare. E questo a suo stesso danno, perche’ dopo che lui aveva fatto tutta la fatica, sorelle, cugini e amici si lanciavano a mangiare e per lui restava ben poco……
A San Francisco le correnti oceaniche e la nebbia lasciano ben poco spazio all’immaginazione: sfido chiunque ad andare a Ocean Beach in costume, ma chissa’ perche’ i miei amici in Italia pensano che io viva in un posto di mare : )
Eppure anche qui, perfino nelle giornate di luglio battute da un vento gelido, una bella anguria matura mi fa pensare alle estati mediterranee, alla pelle abbronzata e al suono delle onde leggere.

L’agua fresca e’ un modo veloce e simpatico per avere l’estate a portata di mano, o di bicchiere…. (no, perche’ provate a portarvi appresso un’anguria, mica facile…), anche se chiamarla ricetta e’ un po’ eccessivo.
Ho scoperto questa bibita girando per la Mission, pare che sia molto comune in Messico e nei Paesi del Centro America. Si puo’ fare anche con la papaya, con il melone, o con le fragole. E si mantiene per qualche giorno in frigo, a differenza del cocomero di Kristian, che spariva sempre in un battibaleno!


Agua Fresca al Cocomero
per circa un litro

cocomero maturo, pulito e tagliato a pezzi 500-600 gr.
acqua 1/2 litro
zucchero 1-2 cucchiai
succo di lime 2-3 cucchiai
foglie di menta per decorare


Mescolare il cocomero, lo zucchero e il succo di lime e frullare finche' si ottiene un liquido omogeneo. Unire l'acqua e filtrare attraverso un colino. Tenere in frigo almeno un'ora prima di servire. Versare in un bicchiere con del ghiaccio e decorare con foglie di menta fresca.