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Vegan Lemon Poppy Seed Muffins

martedì 3 febbraio 2015
Vegan Lemon Poppy Seed Muffins

Ok. Lo confesso. Avrei voluto che questi muffins saltassero fuori dal forno belli gonfi e tondeggianti come quelli che ho assaggiato da Arizmendi Bakery e che ho cercato di scopiazzare a casa, dopo aver ottenuto neanche troppo furtivamente la lista degli ingredienti.

Squeezed Lemons

Ma poi faccio un lungo respiro e mi chiedo, dove sta la normalità? Chi l'ha detto, dove sta scritto, quale legge pasticcera prescrive che i muffins debbano avere la calotta, che poi magari ti si attaccano pure gli uni con gli altri e allora poi vedi come ci arrabbiamo sul serio?

Lemon Dipdytch

Se siete dei puristi non chiamateli muffins. Chiamateli tortine, cupcakes, "muffins" con le virgolette, o come vi pare. Calotta su, calotta giù, restano comunque, sofficiosamente, sorprendentemente, piattamente, vegalemolicious.
Fatemi contenta. Provateli e poi dimenticatevi di tutto il resto.

Muffins Ingredients

Vegan Lemon Poppy Seed Muffins
per 12 muffins

farina 250 gr
zucchero 100 gr
latte di soia 100 gr
purea di mele 120 gr
olio di riso 60 gr
limoni 3 gr
nettare di agave 75 gr
semi di papavero 2 cucchiaini colmi
sale 1 pizzico
bicarbonato di sodio 1 cucchiaino
lievito per dolci 2 cucchiaini

Squeezed Lemons

Grattuggiare la scorza di due limoni e unirla allo zucchero. In una larga ciotola mescolare la farina con sale, bicarbonato, lievito e zucchero. A parte mescolare gli ingredienti umidi, latte di soia, purea di mele, olio di riso, succo dei tre limoni, nettare di agave (o sciroppo d'acero), e semi di papavero. Unirli agli ingredienti secchi e mescolare solo fino a quando l'impasto è appena amalgamato.
Rivestire lo stampo da muffin con gli appositi pirottini di carta e versarvi a cucchiaiate l'impasto, riempiendoli appena sotto il livello della teglia.
Infornare a 175 per circa 25-30 minuti, fino a quando la superficie dei muffins è di un bel colore dorato.
w.v.<3

Vegan Lemon Poppy Seed Muffins

Muffins ai Lamponi con Mandorle e Panna Acida

lunedì 20 febbraio 2012
Muffins ai Lamponi con Mandorle e Panna Acida

Dimentichiamoci delle promesse fatte, appena un mese fa, ignoriamo le speranze disilluse, i sogni infranti e gli amori non corrisposti. Perdoniamo tutti quei post mai scritti, tutti i sufflé mai tentati, le creme impazzite e i pani non lievitati. Una bella rimescolata - ma non troppo violenta, mi raccomando, ché il muffin non perdona -, un caffè di quelli forti e scuri, una ripulita alle lenti e via.
Ricomincio dai muffins. Per l'ennesima volta. Uno, due, tre e post.


Muffins ai Lamponi
con Mandorle e Panna Acida*

per circa 12 muffins medi

farina 250 gr
mandorle 100 gr
zucchero 150 gr
lievito per dolci 7 gr (1/2 bustina)
bicarbonato di sodio 1 cucchiaino
sale 1 pizzico
uova 2
panna acida 250 gr
olio di semi 3 cucchiai
estratto di vaniglia 1 cucchiaino
estratto di mandorle 1 cucchiaino
lamponi surgelati 200 gr
burro per gli stampi q.b
mandorle a lamelle per decorare q.b.

Muffins ai Lamponi con Mandorle e Panna Acida

Tostare leggermente le mandorle in forno per una decina di minuti, farle raffreddare e tritarle finemente nel mixer, unendo un cucchiaio di zucchero tolto dal totale, per evitare che rilascino l'olio. Mescolare gli ingredienti secchi in una ciotola: farina, farina di mandorle, zucchero, sale, lievito e bicarbonato. In un'altra ciotola, versare gli ingredienti umidi, uova, olio, panna acida ed estratto di vaniglia e mandorle, e sbatterli leggermente con la frusta. Unire gli ingredienti secchi precedentemente preparati, mescolando solo fino a quando il composto è amalgamato, evitando di sbattere troppo a lungo. Alla fine unire i lamponi surgelati e mescolare.
Versare un po' di impasto negli stampi da muffins precedentemente imburrati, riempiendone ciascuno fino a poco più di metà. Decorare la superficie di ogni muffin con alcune lamelle di mandorle, infornare a 180 e cuocere per circa 20-30 minuti, finché la superficie risulta dorata. Sfornare e lasciare raffreddare su una grata. A piacere, spolverare i muffins con dello zucchero a velo prima di servire.

*Questa ricetta è anche su The Breakfast Review. Enjoy!

Muffins ai Lamponi con Mandorle e Panna Acida

Muffins alla Zucca

mercoledì 5 gennaio 2011
Muffins alla Zucca


ELAINE: Oh yeah. It's the best part. It's crunchy, it's explosive, it's where the muffin breaks free of the pan and sort of does its own thing. I'll tell you. That's a million dollar idea right there. Just sell the tops.

ELAINE: Oh yeah. È la parte migliore. È croccante, è esplosiva, è dove il muffin si libera finalmente della teglia e va per la sua strada. Dai retta a me. Questa è un'idea da un milione di dollari. Vendi solo le calotte.

(J. Louis-Dreyfus, The Muffin Tops, Seinfeld, Episode n. 155, 1997)

La mia prima volta. Coi muffins.
Non ci credo nemmeno io, ma è dovuto passare più di un decennio perché mi lasciassi convincere. Il fatto è che, nonostante mi sia innamorata dei muffins (ai mirtilli, ndr) alla tenera età di 13 anni, cioè oltre un secolo fa, quando la mia ospite americana me li fece assaggiare e io improvvisamente pensai di essere arrivata in paradiso, ché tutta quella bontà piena zeppa di mirtilli enormi e blu-issimi non faceva parte del mondo a me noto fino ad allora (e mica lo sapevo io, che per farli aveva usato un cartone di preparato per muffins e dei frutti col testosterone a mille, ma... son dettagli), dicevo, nonostante abbia per anni pensato ai muffins come ai compagni perfetti e irraggiungibili di una domenica pigra e lasciva, una volta trasferitami in questa terra in pianta più o meno stabile, li ho traditi subito, anzi subitissimo per queste cose qui (e queste, e soprattutto queste... mmmm, btw, 600 Guerrero Street @18th... quando si va?).
E il povero muffin mi è irrimediabilmente decaduto a un ruolo subalterno, un gigolo della colazione da strapazzare nel caffellatte, troppo grande, troppo gonfio, troppo ubiquo, troppo disponibile (ma son gusti, sia chiaro, pure gli scones hanno gli stessi difetti, è solo che - se fatti con tutti i crismi - mi piacciono di più, ecco tutto. E comunque da Tartine, i muffins non esistono, ndr).
A complicare ulteriormente le cose c'è poi il fatto che il muffin ha quasi sempre una doppia personalità e raramente conquista nella sua intierezza: o si fa amare per la calotta, più ruvida e scostante, oppure seduce con il suo corpo morbido e soffice. E nonostante il tempo scorra via inesorabile, io non mi sono ancora decisa.

La mia prima volta. Coi muffins.
Tutti i dettagli più caldi li trovate qua sotto.


Muffins alla Zucca
per circa 15 muffins

farina 425 gr.
burro 115 gr.
zucchero 200 gr.
uova 4
polpa di zucca 425 gr (= 1 lattina)
cannella 1 cucchiaino
zenzero in polvere la punta di un cucchiaino
noce moscata la punta di un cucchiaino
sale un pizzico
lievito per dolci 1 cucchiaio + 1 cucchiaino
uvetta 150 gr.
semi di girasole 50 gr.
burro per lo stampo q.b.


La ricetta l'ho presa paro paro da ...ehm... da un autogol natalizio, che quatto quatto è atterrato sul mio scaffale con l'ennesima scusante chiamata offerta speciale, buono sconto, promozione carta fedeltà, 3x2, voucher, saldo di stagione, non ricordo bene. Sta di fatto che ora voglio tornare a New York solo per visitare questo nuovo luogo di culto, di cui fino a 20 giorni fa non avevo mai neppure sentito parlare. E a dirla tutta, non è stata nemmeno colpa dell'offerta natalizia. In realtà mi è bastato leggere che l'ascesa all'Olimpo delle bakeries più gettonate d'America questa Sarabeth la deve tutta a una leggendaria marmellata di arance e albicocche, ed ecco che allegramente vado ad aprire il portafoglio, sgancio la carta e infilo il tomo nella borsa con aria innocente.
Ma questa è ormai acqua passata, e mi pare anche una storia già vissuta, non so perché. Meglio tornare al punto caldo della questione: i muffins. Prima di abbandonarvi alla ricetta, tengo a fare due precisazioni, o forse tre:

1) Contrariamente a tutto quello che abbiamo sempre saputo sui muffins, questa particolare ricetta (così come altre dello stesso libro) prevede un bello e lungo sbattimento iniziale del burro, a freddo, a cui segue un altrettanto bello sbattimento dello stesso insieme allo zucchero. Secondo l'autrice questo procedimento, molto simile a quello di una normale torta, serve a ottenere dei muffins dalla consistenza più leggera e delicata. Il burro deve essere poi freddissimo, in modo che l'impasto non risulti troppo molle, pena una cupola piatta e conseguente spatasciamento (e rattristamento) del muffin;

2) Non storcete il naso sulla zucca in lattina. Anche io, dopo anni, ho dovuto lasciar cadere le mie barriere su questo punto. Mi è bastato leggere queste poche righe, tratte da Tartine, di E. M. Prueitt e C. Robertson, a proposito della ricetta della loro rinomata pumpkin pie:

Customers often ask if we process our own pumpkin for our holiday pies. We tried one year, and it was a fiasco of round-the-clock roasting and blending, and the results were never completely satisfying. Preparing the purée from scratch doesn't work that well at home either, as it is difficult to achieve as smooth a purée as you would like.

I clienti spesso ci domandano se partiamo da una vera zucca per fare le nostre pies per le feste. Ci abbiamo provato un anno, e tutto quel continuo arrostire e frullare è stato un fiasco totale, e i risultati non sono stati mai completamente soddisfacenti. Preparare il purè da zero non funziona tanto bene nemmeno a casa, dal momento che è difficile ottenere un purè veramente omogeneo e liscio come servirebbe.


E se perfino loro hanno fatto coming out, che paura posso avere io di una semplice lattina?

3) Come sia stato possibile che al primo colpo mi sia venuta la calotta alta, quasi come quella che si vede in giro per le vetrine, non lo so proprio. Non so se devo credere al trucco del burro freddissimo. Io in verità una mia piccola teoria ce l'avrei: trattasi forse dell'universalmente noto Ki@@o da principiante?

Setacciare insieme farina, cannella, zenzero, noce moscata, sale e lievito e tenere da parte. In una larga ciotola, sbattere bene il burro tagliato a cubetti, finché cremoso, quindi aggiungere gradualmente lo zucchero e continuare a sbattere finché il composto diventa gonfio e omogeneo. Unire le uova una alla volta, riducendo la velocità, quindi aggiungere la polpa di zucca e mescolare. Alla fine, versare poco per volta la farina setacciata con le spezie, mescolare bene e poi aggiungere tutta l'uvetta. Continuare a mescolare solo per qualche secondo finché l'impasto è appena amalgamato.
Se non si usano i pirottini di carta, ungere bene lo stampo con del burro, sia all'interno degli incavi che sui bordi esterni. Altrimenti, disporre in ciascun incavo un pirottino di carta e ungere i bordi dello stampo per evitare che le calotte dei muffin si attacchino. Aiutandosi con due cucchiaini (o con un porzionatore per palline di gelato), riempire ciascun pirottino con l'impasto, fino quasi al bordo. Spolverare abbondantemente le calotte con i semi di girasole e infornare a 200 per dieci minuti. Abbassare la temperatura a 180 e cuocere per altri 15-20 minuti, fino a quando i muffins sono dorati e uno stuzzichino infilato nel mezzo esce completamente pulito.

Scones con Noci, Mele e Uvetta - Arizmendi N.2

mercoledì 8 dicembre 2010
Scones con Noci, Mele e Uvetta

Tanto tempo fa, più o meno agli albori di questo blog, vi avevo parlato di questa bakery dal nome strano, e vi avevo raccontato dei suoi scones, delle sue brioches al latticello, e magari anche della particolare gestione a struttura cooperativa, un esperimento unico nel panorama locale, per cui ogni lavoratore assunto diventa anche socio alla pari, e gode della stessa retribuzione di tutti gli altri.
Bene. Adesso immagino che la notizia che sto per darvi non vi farà urlare di gioia, ma è con grande piacere - mio e di tutti quelli che vivono nei quartieri a sud - che posso finalmente annunciare l'apertura della seconda Arizmendi di SF, incastrata tra un wine bar e uno studio di yoga su Valencia Street, a fare invidia a tutte le pupuserias e le panaderias del quartiere della Mission. E se questo ancora non significa nulla, pensate solo che d'ora in poi potrò raggiungerla a piedi. Perché io e Arizmendi adesso siamo praticamente vicine di casa!
Per celebrare questo lieto evento, sono andata a ripescare tra gli scaffali una mia vecchia conoscenza, magistralmente scampata alla strage di qualche mese fa. Se non ricordo male, all'epoca del primo Arizmendi-post mi ero anche ripromessa di provare tutti gli scones del libro, a uno a uno (e molto saggiamente, avevo anche evitato di darmi una data di scadenza per il progetto). E così, a distanza di 15 mesi, 10 giorni e 9 ore, ecco a voi gli Scones con Noci, Mele e Uvetta, ovvero gli Arizmendi N.2.


Scones con Noci, Mele e Uvetta
per 10 scones piccoli o 6 grandi

farina 225 gr.
zucchero 75 gr.
lievito per dolci 1/2 cucchiaio
bicarbonato di sodio la punta di un cucchiaino
sale 1 pizzico
burro, freddo 115 gr.
mele disidratate 50 gr.
noci 50 gr.
uvetta 30 gr.
latticello 75 gr.
panna 75 gr.
zucchero e cannella per finire q.b.


Setacciare la farina e mescolarla a zucchero, sale, bicarbonato e lievito. Unire il burro freddo a pezzetti, e impastare velocemente finché il burro è intriso di farina ed è ridotto a piccoli granelli. Unire l'uvetta, le mele e le noci tritate grossolanamente e mescolare. Fare una fontana nel mezzo e versarvi la panna e il latticello. Impastare rapidamente, solo fino a quando gli ingredienti sono sufficientemente amalgamati fra loro. Formare con l'impasto delle piccole palline di circa 3-4 cm di diametro per degli scones piu piccoli, o di circa 6-7 cm per sei scones grandi. Disporre gli scones su una teglia rivestita di carta forno, lasciandoli piuttosto distanziati fra loro, perché in cottura si allargano e appiattiscono. Spolverare la superficie con 3 cucchiai di zucchero mescolati a un po' di cannella e cuocere a 190 per circa 20-30 minuti, finché diventano belli dorati. Traferirli su una grata e lasciare raffreddare. Appena sfornati, gli scones sono molto morbidi, ma raffreddandosi si compattano. Restano comunque molto soffici all'interno, grazie alla presenza del latticello.
Si preparano in un battibaleno, e se mescolate gli ingredienti secchi la sera prima, li avrete pronti per la colazione nel tempo di dire caffè! Andrebbero comunque consumati in giornata.

Zucchini Bread di Tartine Bakery

venerdì 11 giugno 2010
Zucchini Bread di Tartine Bakery

Come i blueberry muffins, gli scones all'uvetta e la torta di zucca, anche il zucchini bread e' un oggetto inflazionatissimo da queste parti. Ogni coffee-shop che si rispetti ha la sua ricetta, e ogni variante ha i suoi fan. Con l'uvetta, senza uvetta; con le noci, senza noci; con la cannella, senza cannella; con le uova, senza uova (versione vegan); spalmato di Philadelphia oppure nature.
Io, per non sbagliarmi, ho preso la ricetta da una delle mie bakeries preferite, di cui vi avevo gia' parlato, qui.
Oggi l'ho fatto da me, ma domani...colazione da Tartine anybody?


Zucchini Bread
di Tartine Bakery

per uno stampo da cake di 23 cm
farina 270 gr.
lievito per dolci 1/2 cucchiaino
bicarbonato di sodio 1/2 cucchiaino
cannella 1 cucchiaino
uova 2
olio di semi 125 gr.
zucchero 150 gr.
marmellata di arance 115 gr.
zucchine, al netto 285 gr.
noci 115 gr.
sale 1 pizzico


Grattuggiare le zucchine. Tostare le noci in forno per qualche minuto, tritarle grossolanamente e tenerle da parte.
Setacciare insieme la farina, il lievito, il bicarbonato e la cannella. In una ciotola a parte, sbattere le uova con lo zucchero, l’olio e la marmellata finche’ il composto e’ amalgamato. Incorporare le zucchine e il sale, mescolare leggermente (a mano), quindi unire la farina e alla fine le noci. Non sbattere troppo, e’ sufficiente che l’impasto sia appena amalgamato e come per i muffin per una buona riuscita e’ importante non lavorarlo troppo.
Imburrare e infarinare uno stampo da plumcake, rovesciarvi l’impasto, a piacere cospargere la superficie con 2 cucchiai di zucchero e cuocere a 175 per 60/70 minuti circa. Lasciare raffreddare il zucchini bread nello stampo per circa 20 minuti, poi rovesciarlo su una grata e farlo raffreddare completamente. Si mantiene anche in frigo, avvolto in pellicola, fino a 5-6 giorni.

Gli Scones di Arizmendi N.1

giovedì 27 agosto 2009
Scones di Arizmendi ai Cranberries e Farina di Mais

Non so se si e' capito, ma mi piacciono un sacco le bakeries. E pure gli scones, a dire il vero. Sarei capace perfino di disegnare una mappa della citta' basata sui panifici e sui prodotti che vendono. Vi piace il pane alle noci con tante tantissime noci? Girate a destra. Volete una ciabatta? Avanti 200 metri e poi a sinistra. Avete bisogno di una baguette come la fanno in Francia, per di piu' sfornata fresca alle 5 di pomeriggio? Autobus N.22, ultima fermata.

E' solo da quando mi sono trasferita in America che mi e' venuta 'sta fissa, in Italia non ci facevo caso. Il fatto e' che da noi i panifici si danno per scontato, un po' come le Chiese: tanto lo sai gia' che appena giri l'angolo ti troverai di fronte a una pagnotta o a un Crocifisso. Qui invece succede lo stesso con Starbucks, un nome una garanzia, e' difficile non sbatterci contro. Mentre le bakeries artigianali, con il forno nel retro e il lievito madre in fermento, sono una rarita'. Per l'Americano medio, il pane e' un parallelepipedo a fette, gommoso, imbustato in sacchetti di plastica trasparente e pronto per essere tostato. Croccantezza, fragranza, profumo e scarpetta non fanno parte dell'immaginario comune. E' per questo che quasi mi commuovo ogni volta che scopro un nuovo panificio oppure vedo che esistono altri fan al seguito come la sottoscritta. Perche' mi da' speranza e mi fa pensare che forse siamo ancora disposti a fare retromarcia e a rinunciare per un attimo alla comodita' del pronto-veloce-facile-economico in favore di qualcosa di sano e autentico. Scusate, come al solito sto divagando...

Per tornare alla mia personalissima mappa, fra le pietre miliari ci metto senza dubbio Arizmendi Bakery, nel quartiere del Sunset. Famosa per la pizza e per le baguettes a pasta acida, Arizmendi fa parte di un gruppo di piccole aziende cooperative capitanato dalla mitica Cheese Board di Berkeley. Leggere la storia di Cheese Board e' trovarsi improvvisamente giovani e rivoluzionari, e innamorarsi di nuovo della California, dei suoi ideali e dello spirito anticonformista che la contraddistingue.

Cheese Board e' nata nel 1967, e all'inizio era un piccolo negozio di specialita' alimentari che ha avuto il merito di mettere in vendita per la prima volta una serie di formaggi autentici e di importazione, i formaggi formaggi, all'epoca praticamente sconosciuti. Ispirandosi agli ideali egualitari degli anni '60 e alla volonta' di redistribuire la ricchezza in maniera piu' equa, qualche anno piu' tardi Cheese Board e' diventata una societa' cooperativa in cui tutti i lavoratori sono anche soci alla pari, hanno uguale diritto di voto e godono della medesima struttura retributiva. E ha continuato a sopravvivere e a prosperare negli anni, sostenuta allo stesso modo dalla fede nella democrazia e dalla passione per gli ingredienti genuini.

Seguendo lo stesso modello, hanno cominciato a diffondersi in anni piu' recenti strutture analoghe, panifici indipendenti di piccole e medie dimensioni, operati e gestiti dai lavoratori stessi, a cui Cheese Board ha messo a disposizione il finanziamento iniziale, oltre che il training e tutte le ricette. Una rete di cooperative nota come Association of Arizmendi Cooperatives, dal nome del Sacerdote José Maria Arizmendiarrieta, fondatore della corporazione cooperativa Mondragón nei Paesi Baschi, ispirata a ideali paralleli di redistribuzione dei mezzi di produzione.

Tornando al pane per i nostri denti e all'argomento piu' stretto di questo post, Arizmendi l'ho segnata sulla mia mappa per le morbide brioches al latticello, i panini a pasta acida dorati e croccanti e TUTTI gli scones, che sono a decine, con gusti che variano a seconda della stagione: al limone e mirtilli, alla zucca, alle mele e noci, al cioccolato, al formaggio. E in fondo anche io per il bene della collettivita', mi sono ripromessa di provarli tutti, quindi tanto vale che iniziamo adesso. Fare scorta di latticello, mi raccomando.


Scones di Arizmendi n.1
Farina di Mais e Cranberries

per circa 6 scones

farina 150 gr.
farina di mais a grana grossa 110 gr.
(io ne ho messi 50 gr. e il resto ho usato farina fioretto)
lievito chimico 1/2 cucchiaio
bicarbonato punta di un cucchiaio
sale un pizzico
burro freddo 115 gr.
zucchero 65 gr. + un paio di cucchiai per la copertura
ciliegie (o cranberries) essiccati 50 gr.
latticello 130 gr.
un uovo per spennellare


In una ciotola, setacciare farina, lievito, bicarbonato. Unire sale, zucchero e farine di mais e mescolare. Aggiungere il burro freddo tagliato a cubetti e mescolare finche’ il burro e' ridotto a granelli. Unire i cranberries (o le ciliegie essiccate) e mescolare ancora. Fare una fontana al centro e unire il latticello. Mescolare l'impasto velocemente, solo fino a quando risulta appena amalgamato. Lasciarlo quindi riposare per circa 5 minuti.
L'impasto si puo' fare tranquillamente a mano, anzi e' preferibile dal momento che bisogna appunto fare attenzione a non lavorarlo troppo a lungo.
Formare delle palle di circa 6 o 7 cm di diametro senza lavorarle troppo, ma cercando di mantenere un aspetto granuloso in superficie. Disporre gli scones sulla teglia foderata di carta forno, pennellarli con l’uovo leggermente sbattuto e spolverare di zucchero. Infornare a 210, abbassare subito la temperatura a 190 e cuocere per 20/25 minuti finche’ sono dorati. Farli raffreddare su una grata prima di consumare.

Gli Scones di Tartine Bakery

lunedì 13 luglio 2009
Scones di Tartine Bakery

Da qualche settimana ho ricominciato a correre, sognando New York, il rumore delle migliaia di passi che battono il Ponte di Madison Avenue e le urla della folla stipata a Central Park.

Uno dei miei percorsi mattutini piu’ frequenti, disegnato a tavolino per evitare il piu’ possibile le colline di SF, mi porta attraverso il quartiere della Mission, e piu’ precisamente all’incrocio tra la 18ma Strada e Guerrero. Qui si trova Tartine Bakery, un panificio/pasticceria/caffe’ che e’ in assoluto quanto di meglio si possa trovare in citta’.

Chi mi conosce sa benissimo quanto sia affezionata a questo posto. Sono convinta che il loro croissant al frangipane debba essere classificato tra i 10 motivi per cui vale la pena vivere. Francese negli ingredienti e nella preparazione, ma assolutamente americano nella stazza, credo si aggiri sul ½ kilo, senza scherzi. Quelle – rare – volte che me lo concedo sto male tutto il pomeriggio, eppure non ho mai alcun rimorso da tanto e’ buono.
Una volta frequentavo Tartine piu’ spesso, ma adesso che il locale ha raggiunto una popolarita’ incredibile, bisogna essere veramente ostinati o in crisi di astinenza per essere disposti ad aspettare in coda piu’ di mezz’ora pur di agguantare un croissant.

Uno dei piccoli piaceri quotidiani che ho riscoperto in queste ultime settimane e' correre lungo Guerrero Street e cominciare a sentire quell'inconfondibile profumo di burro e cannella che si spande per due isolati. Non avete idea di quante volte abbia dovuto resistere alla tentazione di fermarmi e andare dritta dritta a ordinare una brioche, cosi’, sudata, affamata e senza scrupoli.

Questi scones all’uvetta sono una valida alternativa al famigerato croissant. Il latticello li rende molto morbidi e la dose di zucchero e’ veramente minima, al punto che uno si illude di mangiare qualcosa di leggero e poco calorico. Basta non fare caso alla quantita’ di burro, davvero imbarazzante. D’altra parte, che scones sarebbero altrimenti? E poi, tutto e’ concesso dopo 10 miglia di corsa, no?

La ricetta viene dal loro libro, Tartine, che ricordo di aver acquistato addirittura il giorno stesso che e’ uscito, da tanto lo aspettavo. Ho letto fra l'altro che fra un po’ ne pubblicheranno un secondo, dedicato al pane, e gia’ mi sono messa in lista di attesa.


Scones all'Uvetta
di Tartine Bakery

per 6 scones

farina 340 gr.
uvetta di Corinto 50 gr.
lievito 1/2 cucchiaino
bicarbonato di sodio la punta di un cucchiaino
zucchero 50 gr.
sale 1 pizzico
burro 130 gr.
latticello 190 ml.
scorza grattuggiata di un limone
burro fuso 3 cucchiai
cristalli di zucchero per finire


Mettere l'uvetta a bagno nell'acqua tiepida per 10 minuti, poi scolarla e asciugarla per bene.
Setacciare la farina con il lievito e il bicarbonato in una larga ciotola, quindi unire zucchero e sale e mescolare bene. Tagliare a cubetti il burro, freddo di frigorifero, e impastarlo leggermente con la farina. E' sufficiente che siano appena mescolati fra loro, l'obiettivo e' di ottenere un impasto granuloso in cui i pezzi di burro siano ancora ben visibili. Unire il latticello, la scorza di limone e l'uvetta, e mescolare leggermente con un mestolo di legno. Continuare a mescolare fino a che si ottiene un impasto compatto. Se sembra troppo secco, unire ancora un po' di latticello, ma fare in modo che i pezzi di burro siano ancora visibili, perche' questo contribuira' a rendere gli scones piu' friabili. Come per i muffin, anche qui il segreto e' di aggiungere gli ingredienti liquidi a quelli solidi tutti in una volta e di non mescolare l'impasto troppo a lungo.
Infarinare leggermente il piano di lavoro, rovesciarvi l'impasto e formare un rettangolo largo circa 10 cm e spesso 3 o 4 cm. Spennellare la superficie con il burro fuso e cospargere con i cristalli di zucchero. Tagliarlo in 6 triangoli piu' o meno della stessa grandezza, disporli su una teglia da forno appositamente imburrata e cuocere a 180/200 per circa 25-35 minuti, fino a quando la superficie e' dorata. Si otterranno degli scones leggermente croccanti all'esterno, ma morbidi e burrosissimi all'interno.
Lasciarli intiepidire su una grata, nel frattempo preparare un tazzone di buon caffe', quindi godersi l'inizio di un'altra splendida giornata : )

Ho dimezzato le dosi rispetto a quelle indicate nel libro. Gli scones danno il meglio di se' se consumati il giorno stesso. Altrimenti, si possono anche congelare e riscaldare in forno al momento di essere serviti.