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Vegan Cake al Cocco & Arancia

venerdì 6 febbraio 2015
Vegan Orange Coconut Cake

Sweet dreams are made of this...

Profumata. Umidiccia. Sofficiosa.
La mia torta coccoarancia orgogliosamente vegana mi viene proprio da descriverla così.

Vegan Orange Coconut Cake

Io nel frattempo mi tufferei in questo inverno rosso di dolcezza, che sa di buono e odora un po' di mare, ma vi supplico vi prego vi ordino di provare e assaggiare sulla vostra pelle.
Happy vegan weekend y'all!

Oranges


Vegan Cake al Cocco & Arancia
per uno stampo di 24cm di diametro

farina 230 gr
cocco grattuggiato 50 gr
arance, piccole 2
zucchero 200 gr
olio di riso 100 gr
latte di cocco 160 ml
latte di soia 50 gr
bicarbonate di sodio 1 cucchiaino
lievito per dolci 2 cucchiaini
sale 1 pizzico

Per lo sciroppo
zucchero 100 gr
acqua 100 gr
succo di arance rosse q.b.
scaglie di cocco per servire q.b.


Vegan Orange Coconut Cake

Setacciare la farina in una ciotola e mescolarla con un pizzico di sale, cocco grattuggiato, bicarbonato e lievito. Tenere da parte.
Lavare le arance, tagliarle a pezzi e frullarle con la buccia fino a quando sono ridotte a purea. Se necessario aggiungere un po' di acqua per facilitare l'operazione. Unire quindi zucchero, olio di riso, latte di cocco e latte di soia e mescolare bene fino a quando il composto è omogeneo.
Unire gli ingredienti umidi alla farina e mescolare bene. Se necessario, unire ancora qualche cucchiaio di latte di soia. Versare l'impasto nello stampo unto di olio e infarinato e cuocere a 180 per circa 45 minuti.
Nel frattempo preparare lo sciroppo: far bollire l'acqua con lo zucchero fino a quando questo è completamente dissolto. Unire quindi mezzo bicchiere di succo di arancia rossa e continuare a cuocere per 5-10 minuti fino a quando lo sciroppo si è leggermente addensato.
Appena fuori dal forno, bucherellare la superficie della torta con i rebbi di una forchetta e versarvi sopra lo sciroppo un po' intiepidito. Non serve usarlo tutto, dipende se vi piace una torta più o meno umida (io ne ho usato all'incirca la metà).
Cospargere la superficie della torta con scaglie di cocco essiccato e farla raffreddare prima di toglierla dallo stampo. Buonissima anche il giorno dopo. Forse ancora meglio.
w.v.<3

Cake Ingredients

Sweet dreams are made of this
Who am I to disagree
I travel the world and the seven seas
Everybody's looking for something...


Vegan Lemon Poppy Seed Muffins

martedì 3 febbraio 2015
Vegan Lemon Poppy Seed Muffins

Ok. Lo confesso. Avrei voluto che questi muffins saltassero fuori dal forno belli gonfi e tondeggianti come quelli che ho assaggiato da Arizmendi Bakery e che ho cercato di scopiazzare a casa, dopo aver ottenuto neanche troppo furtivamente la lista degli ingredienti.

Squeezed Lemons

Ma poi faccio un lungo respiro e mi chiedo, dove sta la normalità? Chi l'ha detto, dove sta scritto, quale legge pasticcera prescrive che i muffins debbano avere la calotta, che poi magari ti si attaccano pure gli uni con gli altri e allora poi vedi come ci arrabbiamo sul serio?

Lemon Dipdytch

Se siete dei puristi non chiamateli muffins. Chiamateli tortine, cupcakes, "muffins" con le virgolette, o come vi pare. Calotta su, calotta giù, restano comunque, sofficiosamente, sorprendentemente, piattamente, vegalemolicious.
Fatemi contenta. Provateli e poi dimenticatevi di tutto il resto.

Muffins Ingredients

Vegan Lemon Poppy Seed Muffins
per 12 muffins

farina 250 gr
zucchero 100 gr
latte di soia 100 gr
purea di mele 120 gr
olio di riso 60 gr
limoni 3 gr
nettare di agave 75 gr
semi di papavero 2 cucchiaini colmi
sale 1 pizzico
bicarbonato di sodio 1 cucchiaino
lievito per dolci 2 cucchiaini

Squeezed Lemons

Grattuggiare la scorza di due limoni e unirla allo zucchero. In una larga ciotola mescolare la farina con sale, bicarbonato, lievito e zucchero. A parte mescolare gli ingredienti umidi, latte di soia, purea di mele, olio di riso, succo dei tre limoni, nettare di agave (o sciroppo d'acero), e semi di papavero. Unirli agli ingredienti secchi e mescolare solo fino a quando l'impasto è appena amalgamato.
Rivestire lo stampo da muffin con gli appositi pirottini di carta e versarvi a cucchiaiate l'impasto, riempiendoli appena sotto il livello della teglia.
Infornare a 175 per circa 25-30 minuti, fino a quando la superficie dei muffins è di un bel colore dorato.
w.v.<3

Vegan Lemon Poppy Seed Muffins

Cherry Pie

giovedì 26 giugno 2014
Blue Sky and Cherry Pie

Le tentazioni di Miss Cherry
Una due tre
una per me e due per te.
Quattro cinque sei
le lascio qui ma le vorrei...
Sette otto nove
son tentazioni, sono tutte prove!
Dieci e mi fermo qui
questo è un tormento,
basta così!


[Testo di Silvia Geroldi e illustrazione di Roberta Cadorin. Silvia la trovate qui; Roberta qui e qui; io vi consiglio di dare uno sguardo, perché sono altri due mondi pieni di magia. Tenkiu!]


Blue Sky and Cherry Pie Cherry Pie

Non credo sia possibile stancarsi del rosso. Sarebbe come stancarsi dell'amore, della giovinezza, del sole fra i papaveri e delle mattine azzurre e calde dell'estate.
Credo di averlo appena detto, ma non mi vergogno di ripeterlo: quando non ho più blu, metto del rosso. Ed ecco che come per magia, il mondo riapre le sue porte all'immaginazione. Ciliegia dopo ciliegia, ritrovo il bandolo di una matassa impolverata, rimasta a lungo aggrovigliata dentro al cassetto sfondato delle mie posate vintage.

Open for Pie

Non è merito mio, badate bene. È semplicemente il rosso di queste due ciliegie qua, il blu del cielo anche quando non si vede, e quel filo invisibile che unisce l'oceano alla montagna.

Cherry Pie and Slice

Cherry Pie
per uno stampo di 24cm di diametro

Per la base
farina 350 gr
olio di oliva freddo 90 gr
olio di cocco freddo 50 gr
zucchero 1 cucchiaio
sale 1 pizzico
acqua fredda 4-5 cucchiai

Per il ripieno
ciliegie, al netto 1 kg
limone 1/2
zucchero 150 gr
amido di mais 35 gr
olio di cocco q.b.

Cherry Pie Filling

Per la base, mettere l'olio di oliva e quello di cocco in frigo per qualche ora, in modo che siano ben freddi al momento dell'utilizzo. Mescolare farina, zucchero e sale. Unire l'olio di oliva e quello di cocco ormai solido e lavorare velocemente con una spatola finché si formano dei grossi bricioloni. Unire a poco a poco l'acqua fredda e impastare fino a quando si ottiene una palla omogenea. Non serve lavorare l'impasto troppp a lungo, dovranno restare visibili pezzi di olio di cooco in modo che la base risulti sfogliata.
Dividere l'impasto in due, avvolgere ciascuna metà nella pellicola e far riposare in frigo almeno 2 ore.

Pie Crust and Cherries

Nel frattempo snocciolare le ciliegie, tagliarle a metà e mescolarle con la scorza di mezzo limone grattuggiata, lo zucchero e l'amido di mais. Schiacciare circa 1/4 del ripieno con le mani e tenerlo da parte a macerare.
Infarinare abbondantemente il ripiano di lavoro e il mattarello, stendere l'impasto in due dischi e rivestire con uno di essi lo stampo profondo da pie, lasciando un bordo di circa 1 cm. Riempire la base con le ciliegie, accumulandole un po' di più nel mezzo, unire qualche cucchiaio del succo che avranno rilaciato e cospargerle di zucchero e qualche noce di olio di cocco. Rivestire con il secondo disco di impasto. Nel caso risultasse troppo difficile stendere l'impasto senza che si sbricioli, unire poco alla volta del latte di soia (o mandorla) per renderlo più elastico.
Sigillare il bordo della crostata schiacciandolo leggermente con le mani, incidere la superficie con 6 tagli concentrici, spennellare con del latte di soia e tenere in frigo almeno una mezz'ora prima di infornare.
Cuocere a 200 per 20 minuti, abbassare il forno a 175 e continuare la cottura per altri 40 minuti circa, fino a quando la superficie della pie risulta dorata. Servire tiepida.

Slice


Churros al Forno

domenica 12 gennaio 2014
Churros

l'America era un angolo, l'America era un'ombra, nebbia sottile,
l'America era un'ernia, un gioco di quei tanti che fa la vita...
~ Francesco Guccini, Amerigo

Vendeva churros con cannella da un carretto sulla 16, dietro alle scale all'uscita della metro; si chiamava Francisco ma per gli amici e nel quartiere era sempre e solo Pancho. Aveva gli anni di Gesù, capelli neri sulle spalle e mani sporche di zucchero e fatica. Parlava lento in una lingua a lui straniera, mascherando contro voglia quel suo cocciuto e irriducibile accento del sud. La sua America underground era quell'angolo di strada, la maglietta Yes We Can, e un sogno mai svanito.
Era un peccatore, un innocente fuorilegge col respiro sempre all'erta: il suo sbaglio senza colpa fu di nascere al di là, in un paese senza luna sbranato da coltelli, polvere bianca e miseria.
Era arrivato di notte, aggrappato al vento buio di un treno ancora in corsa. Dicono che avesse una ragazza, troppo giovane per ricordarlo ancora, troppo bella perché smettesse di amarla. Si era lasciato indietro quel suo cuore innamorato, aveva chiuso gli occhi alla tristezza ed era partito alla ricerca.
Finì nella città che portava il suo nome, augurio e speranza di un futuro migliore, testimone e complice di un presente senza gloria. Erano 12 ore al giorno, 300 churros al tramonto e ogni mese una domenica di birra e libertà.

TWO FOR $1.
TWO FOR $1.


Un cartello scritto a mano svendeva per lui la sua dolcezza, col ripieno di ricordi e il profumo tiepido della malinconia. Una stretta di mano, un sorriso, un buenos dias: due churros ai golosi per un dollaro di gioventù.
Era sempre lì, Pancho, sorridente e generoso davanti a noi senza domande. Era sempre lì, sicuro e accogliente, con lo sguardo fisso sul futuro.
Fino a quando una mattina non lo trovammo più: si racconta che fossero appostati, una chiamata infelice, la forzata vigilanza di uno sberleffo del destino.
Piaceva a tutti ma anche a loro, Francisco Pancho da Juárez, Francisco Pancho fabricante de churros.


Churros

Churros al Forno
per 15 pezzi ca.

farina 140 gr
zucchero 50 gr
burro 100 gr
sale 1 pizzico
acqua 200 gr
uovo 1
estratto di vaniglia 1/2 cucchiaino
zucchero e cannella per finire q.b.

Eggs

Scaldare l’acqua con il sale e sciogliervi lo zucchero. Unire il burro e quando si è completamente sciolto unire la farina e mescolare. Cuocere fino a quando l’impasto è omogeneo e senza grumi, e forma una palla lucida (ci vorrà circa 1 minuto). Togliere dal fuoco e lasciare intiepidire. Unire l’uovo a temperatura ambiente, l’estratto di vaniglia e mescolare bene.
Mettere l’impasto in una tasca da pasticceria con l’imboccatura a stella, formare delle striscie lunghe circa 8-10 cm su una teglia rivestita di carta forno, e cuocere a 175 per circa 30 minuti fino a quando i churros sono dorati.
Rotolarli ancora caldi nello zucchero mescolato a cannella.
I churros, tradizionali dolci messicani, andrebbero fritti in olio bollente; questa è la mia versione cosiddetta light.
Light ma non vegan, per il primo peccato dell'anno.

Churros

Crostata Vegan con Farina di Farro

martedì 22 ottobre 2013
Crostata alla Marmellata Vegan

Fino a quando ci sei ti senti al centro del mondo, ti sembra che non cambia mai niente. Poi parti. Un anno due, e quanno torni è cambiato tutto: si rompe il filo. Non trovi chi volevi trovare. Le tue cose non ci sono più. Bisogna andare via per molto tempo, per moltissimi anni, per trovare, al ritorno, la tua gente, la terra unni si nato. Ma ora no, non è possibile. Ora tu sei più cieco di me.
~ Philippe Noiret, Nuovo Cinema Paradiso

È sempre tua quell'amicizia, quella nuova e quella eterna di una volta, è tuo il sapore del pane e il colore rosso dell'autunno. È tua la gente che invecchia, la solitudine del bosco, la malinconia e il silenzio della notte; sono ancora tuoi i sassi, i sentieri e il conforto della luna, tua la gentilezza morbida dei prati, il tramonto e il buio di quei giorni.
E le parole, appassite tra le crepe di quelle mura indifferenti, le frasi congelate e ormai stanche, i pensieri arrabbiati e inesplosi, sempre più ingialliti dal tempo.
A tornare è tutto un po' più bello, soffi via la polvere e scopri quanta tenerezza nei sogni ingenui di albe lontane. La mattina è ancora fredda, ma di ottobre meravigliosa; le cose, lente e sempre uguali, parlano una lingua familiare eppur diversa.
A tornare ti domandi quanto tempo ci è voluto per capirlo, o se è vero che siamo tutti un po' cambiati.

Crostata alla Marmellata Vegan


Crostata Vegan
con Farina di Farro

per uno stampo di 24cm di diametro

farina di farro 250 gr
farina 00 210 gr
amido di mais 50 gr
lievito per dolci 12 gr
limone 1
zucchero di canna 200 gr
olio di oliva 60 gr
olio di riso 60 gr
latte di riso 125 gr
sale 1 pizzico
marmellata q.b.
zucchero a velo per servire q.b.

In una ciotola mescolare le farine con l'amido di mais, il lievito, il sale e la scorza grattuggiata del limone. Fare una fontana al centro e unire lo zucchero, l'olio di olive e quello di riso e il latte. Iniziare ad amalgamare gli ingredienti con una forchetta, poi impastare con le mani fino a quando si ottiene una palla omogenea. Coprire con pellicola e far riposare in frigo almeno 30 minuti.
Stendere quindi 3/4 dell'impasto e disporlo nello stampo unto o rivestito di carta forno. Bucherellare la superficie con una forchetta, quindi distribuirvi sopra la marmellata (per me questa qua, thankyouverymuch) e infornare a 175 per 30-40 minuti finché la superficie della crostata è dorata. Lasciare intiepidire e a piacere, spolverare di zucchero a velo prima di servire.
w.v.<3


Vegan Jam Tart


Blueberry Pie

domenica 7 luglio 2013
Blueberry Pie

Every bad situation is a blues song waiting to happen.
~ Amy Winehouse

Fra poco avrei compiuto 30 anni, avevo i capelli lunghi e lisci di seta, la pelle bianchissima e la voce profonda e nera del soul. Al mio fianco talento, giovinezza, un po' di soldi e successo, un cocktail ironico che non valeva la mia felicità; quella cosa chiamata vita, gettatami per caso fra le mani, io me la sentivo addosso dura e pesante come pietra. Al pubblico cantavo d'amore, tradimenti e gelosie, ma dentro inseguivo soltanto un unico sogno di pace; e mi sentivo annegare, trascinata alla deriva dai miei stessi pensieri, soffocata dall'angoscia, la vergogna e la miseria di vivere; per restare a galla cercavo conforto dentro a nuvole chimiche e bottiglie svuotate di vodka, ricominciando ogni giorno da capo a sfidare la mia volontà e giocare a poker con il cervello.
Lo intuivo da sola, che di quel club maledetto dei 27 del rock sarei entrata a far parte anche io: Jimi, poi Janis, Kurt e adesso me; giovani angeli arrabbiati, vigliacchi assassini di sogni, uniti dal filo invisibile delle nostre insulse chimere, un'irrazionale noia di vivere che cresceva insieme al successo, vittime di un'anima oscura che al corpo chiedeva vendetta. Dalla vita avrei potuto avere tutto: un dio quasi gentile mi aveva concesso sguardo felino e labbra da star, sussurrandomi all'orecchio i dolci segreti del blues; ma in cambio l'avevo pagato con la mia confusione di essere, una solitudine senza orizzonte e quella contorta, fragile rabbia.

Blueberries

Eppure la vita io l'avevo amata davvero, quando bambina correvo per strada inseguendo i miei piedi e l'odore nell'aria; quando la nonna ci parlava di Frank e la domenica a pranzo si andava da Brook’s, io e Alex a dividerci una fetta di pie di mirtilli, il mio angolo di paradiso non ancora innaffiato dall'alcool; e la prima chitarra, che sogno, a 13 anni una favola senza veleno. Nella vita avrei voluto essere donna, moglie e poi madre, restare per sempre al suo fianco, io e Blake a passeggiare sereni in un giorno qualunque.
Avevo imparato a regalare emozioni alla gente, ma mio padre e mia madre non sapevo più guardarli negli occhi; il buio che saliva da dentro mi divorava ogni giorno di più, lasciando spazio solo a paure e folletti di vetro. A mio padre e mia madre chiedo adesso perdono, per avermi visto sprecata, per avermi scoperta sconvolta, intossicata di pena, per dover sopportare per sempre la colpa.
Dentro di me non avevo etichette: non ero una star, non ero cantante, ribelle, angelo o rifiuto, non ero una tossica né un’alcolizzata. Dentro di me ero semplicemente una donna, accartocciata nel mio strazio e morta troppo in fretta. Ero solo una fra tanti. Ma a me, le parole che ho scritto e cantato alle nuvole, resteranno per sempre a salvare la faccia.

Amy Winehouse
14/9/1983 - 23/7/2011

Blueberry Pie Dish & Plate
Blueberry Pie*
per uno stampo di 24 cm di diametro

Per la base
farina 315 gr
burro freddo 225 gr
zucchero 1 cucchiaio
sale 1 cucchiaino
acqua fredda 120-180 ml

Per il ripieno
mirtilli freschi 1 kg
limone 1
zucchero 125 gr
amido di mais 35 gr
uovo 1
burro q.b.

Blueberry Pie on Plates
*La ricetta l'ho adattata da lei, l'infallibile, biondissima, Martha Stewart. In particolare, mi sento di consigliare a tutti la ricetta della sua pie crust: sfoglia che è un piacere.
Vi prego di scusare me e M.S. se per oggi non siamo veg.

Per la base, mescolare farina, zucchero e sale. Unire il burro a pezzi, freddissimo, e lavorare velocemente con una spatola finché si formano dei grossi bricioloni. Unire a poco a poco l'acqua fredda e impastare fino a quando si ottiene una palla omogenea non troppo appiccicosa. Perché la base risulti sfogliata, dovranno restare visibili pezzi di burro nell'impasto: per questo motivo non bisogna lavorarlo molto a lungo né farlo scaldare troppo.
Dividere l'impasto in due, avvolgere ciascuna metà nella pellicola e far riposare in frigo almeno 2 ore.

Blueberry Pie Filling

Nel frattempo sciacquare i mirtilli e mescolarli con la scorza del limone grattuggiata, un cucchiaio di succo, lo zucchero e l'amido di mais. Schiacciare circa 1/4 del ripieno con le mani o con una forchetta e tenere da parte.
Infarinare abbondantemente il ripiano di lavoro e il mattarello, stendere l'impasto in due dischi e rivestire con uno di essi lo stampo profondo da pie, lasciando un bordo di circa 1 cm. Riempire la base con i mirtilli, accumulandoli un po' di più nel mezzo, coprire con qualche fiocco di burro, quindi rivestire con il secondo disco di impasto. Sigillare il bordo schiacciandolo leggermente con le mani, incidere la superficie con 5 o 6 tagli concentrici, spennellare con dell'uovo sbattuto e tenere in frigo almeno una mezz'ora prima di infornare.
Cuocere a 200 per 20 minuti, abbassare il forno a 175 e continuare la cottura per altri 40 minuti circa, fino a quando la superficie della pie risulta dorata. Servire tiepida.

Blueberry Pie


Torta (Vegan) di Mele e Farina di Mais

sabato 27 aprile 2013
Torta Vegan di Mele e Farina di Mais

Cosa resta da dire sulla torta di mele? Ha senso parlarne ancora e sfornare l'ennesima versione diversa e sempre uguale, quando in suo onore si sono già spese pagine e pagine di blogosfera, e a sua perpetua memoria si sono già svuotati vagoni interi di elogi cibernetici? Serve a qualcosa, dopo anni di onorati inzuppamenti, ricordare che lei non solo resiste ancora, stoica e odorosa contessa del tè delle cinque, morbida regina del caffelatte a colazione, ma vince addirittura a pieni voti la sfida contro i sofismi da merenda moderna grazie alla sua commovente e incrollabile semplicità?
La risposta credo sia tutta qui, nel profumo sincero e molle che mi ha invaso lo sgabuzzino la cucina mentre cercavo disperata di trovare una giustificazione e un senso a questo post.
Mi accorgo così che la torta di mele non ha bisogno di giustificazioni, che vi piaccia o no è come un album dei ricordi sempre bello da sfogliare e sempre pronto ad accogliere una pagina in più. Ognuno ha il suo, con le sue storie personali, le sue nonne e i suoi pomeriggi d'estate, ma quando guardi le foto di gruppo con i compagni di classe, le istantanee fatte a sei anni o i ritratti di volti abbronzati e leggeri sotto al cielo d'agosto, come per magia, negli sguardi, nelle pose e nei sorrisi, ritrovi le stesse certezze cariche di domande, un'unica illusione a lampeggiare ignara dentro agli occhi.
La torta di mele parla un dialetto universale, che sia vegan, à la mode o American pie, con il suo aspetto da cartolina vintage e il suo profumo accogliente e caldo, raduna geografie e generazioni dentro alla stessa ampolla di pace, avvolge il cuore e la mente della stessa tiepida illusione e sincera.
Non ci sarà mai fine alle torte di mele; come dei pensieri di senso compiuto che però si arricchiscono a vicenda, si susseguiranno una dopo l'altra eternamente separate dal punto e virgola. Dopo una torta di mele non ci può stare il punto fermo, meno che meno il punto e a capo, la torta di mele è come la primavera che ritorna sempre nuova a scaldarti le budella anche se ci lasci un rigo vuoto in mezzo.
E allora anche questa mia di fine aprile, senza scuse e senza perché, è semplicemente un'altra delle torte di mele col punto e virgola in fondo, diversa ma per fortuna un po' uguale a prima, e va ad aggiungersi alla lista, alla fine del pensiero che continua, un'altra pagina non più bianca nell'album dei ricordi universali.

Ingredients


Torta di Mele Vegan
con Farina di Mais e Olio di Oliva

per uno stampo di 24cm di diametro
farina 00 250 gr
farina di mais fioretto 180 gr
maizena 70 gr
zucchero 200 gr
sale 1 pizzico
yogurt di soia 300 gr
olio di oliva 170 gr
limone 1
lievito per dolci 16 gr (1 bustina)
uvetta 80 gr
latte di riso (o soia, o avena) 1/2 bicchiere ca.
mela 1
zucchero di canna, cannella, zucchero a velo q.b.


Apples

Mettere a bagno l'uvetta nel latte per qualche minuto, scolarla e tenere da parte. Sbattere lo yogurt con lo zucchero, un pizzico di sale e la scorza grattuggiata del limone finché non ci sono più grumi. Unire gradatamente le farine mescolate e setacciate insieme a lievito e maizena, alternando l'aggiunta dell'olio di oliva e di una quantità di latte sufficiente a ottenere un impasto soffice ma consistente quanto basta per staccarsi pesantemente dal mestolo. Unire l'uvetta e mescolare. Sbucciare la mela, tagliarla a fette sottili e bagnarle col succo di limone. Rovesciare l'impasto nella teglia unta e infarinata, ricoprire con le fette di mela disposte a raggiera, e spolverare leggermente con zucchero di canna mescolato a un poco di cannella.
Cuocere a 180 per circa un'ora, o fino a quando uno stecchino infilzato nel mezzo esce pulito. Lasciare raffreddare, quindi spolverare la superficie di zucchero a velo.


Cake Accessories


Ricciarelli (Vegan)

giovedì 4 aprile 2013
Ricciarelli Vegan

Ci sono delle cose che a pensarle ti si frolla il cervello, il cuore lievita come un bignè, e le ginocchia iniziano a sfogliare come neanche l'impasto dei croissant.
A me almeno succede così quando ad esempio mi concentro sul cielo infinito sopra di noi, quando vedo le stelle che sembrano in diretta streaming e invece penso che non ci sono più e la luce l'avevano sparata milioni di anni fa. Cosa sono questi milioni di anni fa? Come fa la nostra mente a concepire una grandezza del genere senza che i neuroni si spacchino a metà come pistacchi?
L'infinito del tempo e dello spazio, come si fa a digerirlo? Se mi concentro fissa su questo pensiero, se lo arrotolo dentro a una sfoglia e lo mando giù a morsi, mi sento un po' svenire. Mi gira la testa proprio come se avessi mangiato troppa liquirizia, o succhiato tutti i mirtilli dentro alla grappa, mi sento il concetto dentro che fa fatica ad andare giù, ingombrante e raggrumato come le lasagne al ragù di vostra cognata. Però al tempo stesso quella sensazione di smarrimento provocata da un'idea più vasta di noi, quel senso di ubriachezza e anche un po' di indigestione, a masticarli per un po', stranamente prendono un sapore dolce, sereno e rassicurante come la primavera sul Mar Tirreno; a tastare la lingua certi pensieri non fanno più paura, e sembrano piuttosto uno di quei cocktail zuccherini e un poco alcolici, di quelli con la fetta d'arancia dentro, capaci di disinibire il cuore e aprire la strada a tutte le possibilità.
Lo stesso groviglio denso e caramellato mi spunta dentro se penso a dove è che nascono le idee, la musica, un dipinto; come è possibile ad esempio che sto scrivendo tutto questo impiastro di parole quando un minuto fa non esisteva; se provo a immaginare dove è che alloggiano le cose prima che noi diamo loro una forma concreta e godereccia; se penso a quanta musica, quanti film, canzoni o passi di danza, quante poesie e quanti libri non sono ancora stati scritti, e se ne stanno lì buoni buoni ad aspettare che qualcuno li inventi, galleggiando sopra di noi nello spazio infinito.
Oppure quando penso a quelle divisioni che danno per risultato tre periodico, un numero infinito che si ripete ogni volta più piccolo ma per sempre; mi viene da dire che certe cose evidentemente non le puoi proprio dividere, come le stelle filanti dai rami dell'albero di Natale, il lecca-lecca dal suo manico di legno, o due innamorati che si pensano fra loro, sparandosi energia collante dall'Alaska a Marrakesh, e che anche quando dicono ormai di non amarsi più, si porteranno sempre dentro quell'atomo di eterno condiviso.
Se penso al Π (pigreco) poi, mi sembra che tutta la mozzarella del mondo mi si sciolga dentro, fondendo per sempre ma senza raggrumarsi mai. Io non l'ho mai capito davvero il pigreco, già alle medie mi causava un pericoloso mancamento. Ma Luca matematico qualunque un giorno mi spiegò che dentro al pigreco, ovvero sia dentro all'area di un cerchio perfetto come una bolla di sapone, pare siano contenute tutte le serie di numeri possibili. Tutte. Il che vuol dire che dentro a un Π ci starebbero le sequenze dei DNA di tutto il mondo, quelle di ieri, di oggi e di domani, da Napoleone a Totò a Irene Pivetti; e che dentro allo stesso Π ci starebbero anche tutti i codici binari dell'universo, inclusi quelli di un'immagine in jpeg raffigurante me stessa che sposo Johnny Depp, o Angelina Jolie che viene a farsi un panino imbottito al bar del Corso. In parole povere, tutto il possibile potrebbe essere racchiuso dentro a una cosa tonda come la pizza margherita. Ditemi voi se non è roba da pazzi questa.

Scusate ho divagato, io ero venuta qui solo per presentare i miei ricciarelli vegani, ma certe cose mi prendono per le caviglie, ed è più forte di me. Non è colpa mia se questi pensieri mi saltavano per la testa proprio stamattina, mentre dal caldo del forno i suddetti biscotti sparpagliavano per casa il loro aroma mandorlosamente inebriante. Mi hanno come narcotizzata e così ho iniziato a pensare. Ho pensato alla rotondità del mondo, alle cose che girano, che vanno e che tornano, ho pensato alle coincidenze e al destino che infilano un vestito a pois o un pellicciotto rosa dentro a una vetrina, e noi ci avviciniamo a guardare perché ci piacciono proprio i vestiti a pois e i pellicciotti rosa ed è in quel momento che uno sconosciuto ci chiede dove è la stazione del tram, e poi e poi le cose succedono perché dovevano succedere esattamente così, per colpa di un vestito a pois. E ho pensato che i ricciarelli io li avevo assaggiati solo da bambina, proprio a Siena, quando facevamo tappa di ritorno dal mare, girando l'Italia su un maggiolino tutto scassato, in compagnia di un gatto, un cocker spaniel e un mangianastri. E poi bum, i ricciarelli li ho dimenticati in fondo alla testa, come a volte si dimenticano tutte le cose belle che ci sono successe, perché coperte e un po' schiacciate dalla fretta degli altri pensieri.
E poi sono venuta in California e io ai ricciarelli mica ci pensavo l'altro giorno quando sono andata a prendere il pane giù nella Mission, io pensavo farò un gazpacho e mi serve del pane da tagliare a cubetti perché un gazpacho senza i cubetti tostati che navigano dentro non è mica tanto bello... e invece eccoli là, tutti in fila, bianchi, inzuccherati e bellissimi, profumati e pieni di crepe proprio come li avevo salutati l'ultima volta dentro alla mia memoria. Questo - pensavo stamattina a fine cottura - deve essere stato proprio l'effetto della rotondità del mondo, le cose che girano e girano per tornare sempre a noi, uguali a prima ma un po' diverse. E il ricciarello vegano invece - riflettevo stamattina al momento del caffé - deve essere proprio causato dal pigreco, non c'è dubbio. Dentro alla rotondità perfetta del pigreco tutto è contenuto e tutto è possibile, io che divento una Mrs Depp e questo biscotto che si trasforma in un ricciarello vegano. Allo stesso modo, il Π mi fa pensare che magari fra decine, centinaia di anni il Neo-Ricciarellismo di stampo vegan sarà l'unica filosofia possibile, alla base di un mondo dolciario diverso, più giusto, più tenero e molliccio.
Perché, modestia a parte, questi biscotti spaccano come la dinamite. Spaccano e inteneriscono. E credo proprio che alla prova dell'assaggio bendato, i neo-ricciarelli riuscirebbero a ingannare anche Dante, Topolino, Del Piero e Gesù. Perché tutto è possibile, dentro a questo Π infinito della pizza margherita.


Making Ricciarelli

Ricciarelli (Vegan)
per circa 16 biscotti

farina di mandorle 300 gr
zucchero semolato finissimo 250 gr
zucchero a velo 100 gr
arance 2
lievito per dolci 1 cucchiaino abbondante
fecola di patate 2 cucchiaini
amido di tapioca 1 cucchiaino
acqua 2 cucchiai
estratto di mandorla 2 cucchiaini
zucchero a velo per spolverare q.b.


Knives and Sifter

In una larga ciotola, mescolare farina di mandorle, zucchero semolato e zucchero a velo. Unire la scorza grattuggiata delle arance e il lievito e mescolare bene.
A parte mescolare fecola, amido e acqua e montare leggermente (nota vegan: questo composto serve a sostituire le chiare d'uovo che andrebbero nella ricetta "normalizzata"). Unire il composto al mix di farina e zucchero insieme all'estratto di mandorla, e lavorare come si fa con la pasta frolla, fino ad ottenere una palla omogenea e compatta.
Formare con l'impasto delle losanghe lunghe circa 6/7 cm e spesse 1, rotolarle nello zucchero a velo, quindi disporle su una teglia rivestita di carta forno.
Lasciar riposare i biscotti per circa 12 ore, quindi cuocerli a 140 per circa 25/30 minuti fino a quando sono leggermente dorati. Sulla superficie si formeranno delle crepe, e i ricciarelli, anche quelli vegan, saranno croccanti fuori ma mandorlosissimamente morbidi all'interno.


Ingredienti


Vegan Bundt Cake al Cocco e Limone

domenica 31 marzo 2013
Mini Vegan Bundt Cakes al Cocco e Limone

Le parole!!!!
LE PAROLE, ecchec! (sepoddi'??), io le amo. Alle parole, io, mi inchino. Le ammiro, le sogno, le ascolto. Riverisco. Le parole mi stuzzicano e mi affascinano, le rispetto, mi accendono, mi seducono e mi sbattono al muro.
Sussurrate all'orecchio in una notte d'estate, eterne e bugiarde come bolle di sapone; urlate al vento, alla pioggia e agli arcobaleni del mondo, cariche di rabbia, di speranze e di futuro; le parole lette e assorbite tra le pagine altrui, inebrianti come l'oppio, feroci e soffocanti come un cappio che stringe; quelle inventate, distorte, manipolate; le parole antiquate o moderne, quelle twitterate, facebookkate, dipinte o spruzzate su un muro; quelle scritte nei cessi dei bar, stampate nella mia mente malata, firmate a mano in un biglietto d'auguri, spedite per posta o arrivate dal cielo; le parole gialle e rosse di un'insegna per strada, quelle cantate per piangerci sopra, le parole inghiottite dal tempo o rimaste per anni sotto un cuscino imbottito; quelle masticate e poi sputatemi addosso, sognate sotto le stelle d'agosto, avvolte di alcool, di fumo e di nebbia, mosse da un bacio o una carezza sul collo; le parole tatuate sulla pelle come un teatrico gesto finale, pronunciate davanti all'altare, quelle cancellate, poi riscritte, messe in calce o perdute. Le parole dei film, delle canzoni, della pubblicità. Quelle scolpite nella pietra e per sempre, o registrate per un'ora soltanto, quelle rimaste tra i ricordi di allora. Le parole future, condizionali o trapassate, quelle buie di una lingua straniera, quelle abbozzate da un bimbo che cresce, le parole imparate a memoria da un canto, o recitate come un mantra perverso.
Io. Amo. Le parole. Le inalo come vapore benigno, le bevo come un bicchiere di chianti. Mi faccio ubriacare, colpire, trasportare in un presente lontano e distante. E tu lo sapevi, tu mi conosci come le tasche dei nostri mondi un tempo vicini. Se non fosse per quelle poche parole affidate alla moderna tecnologia, io e te ci saremmo persi per sempre. L'hai detto tu stesso, e lo sapevi che effetto mi fa, quando nell'uovo di Pasqua, tra un morso di torta e il tè delle cinque, mi regalavi questo pugno di versi:

Quando è stata quell'ultima volta
che ti ho vista e poi forse baciata
dimmi adesso ragazza d'allora
quando e dove te ne sei andata
perché e quando ti ho dimenticata.
Ti sembrava durasse per sempre
quell'amore assoluto e violento
quando è stato che è finito il niente
perché è stato che tutto si è spento
non ha visto nemmeno settembre.
~ Francesco Guccini, L'ultima volta


Limoni


Vegan Bundt Cake*
al Cocco e Limone

per 8 mini cakes o uno stampo a ciambella di 24 cm di diametro
zucchero 225 gr
farina 375 gr
olio vegetale leggero 100 gr
latte di cocco 1 lattina (400 ml)
latte di soia o di riso 50 gr
succo di limone 50 gr
scorza grattuggiata di limone 3 cucchiai
estratto di vaniglia 2 cucchiaini
lievito per dolci 2 cucchiaini
bicarbonato di sodio 1 cucchiaino
sale 1 pizzico
cocco essiccato grattuggiato 130 gr
zucchero a velo per finire q.b.


Limoni

* Ennesima ricetta rubata dal sacro testo del veganesimo ortodosso, quel Veganomicon a cui è ormai appeso il mio destino, solo con un pizzico di vintagitudine in più. E non sarà l'ultima volta.

In una larga ciotola, mescolare zucchero, olio, latte di cocco, latte di riso, succo e scorza di limone, ed estratto di vaniglia. Mescolare bene. A parte setacciare farina, lievito, bicarbonato e sale, e unirli gradualmente agli ingredienti umidi, mescolando bene dopo ogni aggiunta. Incorporare infine il cocco essiccato.
Versare l'impasto in uno stampo a ciambella da 24 cm (oppure in 8 stampini più piccoli), precedentemente unto e infarinato, e cuocere a 175 per circa un'ora (45 minuti per gli stampi piccoli), finché un coltello infilato nel mezzo esce pulito.
Lasciare riposare la torta per circa 10 minuti nello stampo, quindi rovesciarla su una grata e farla raffreddare completamente. Cospargere la superficie di zucchero a velo e servire.
w.v.&v.<3


Mini Vegan Bundt Cakes al Cocco e Limone


Quando è stata quell'ultima volta
che hai sentito tua madre cantare
quando in casa leggendo il giornale
hai veduto tuo padre fumare
mentre tu ritornavi a studiare
in quei giorni ormai troppo lontani
era tutto presente e il futuro
un qualcosa lasciato al domani
un'attesa di sogno e di oscuro
un qualcosa di incerto e insicuro.
~ Francesco Guccini, L'ultima volta