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Cloudy With a Chance of Meatballs

mercoledì 23 settembre 2009
Cloudy with a Chance of Meatball

L'ultima volta che mi sono trovata dentro a una brioche e' stata ai tempi dell'universita', quando, giovani e squattrinati, condividevamo un glorioso appartamento fatiscente proprio sopra a una pasticceria. E ogni mattina era la stessa storia: comiciavano a sfornare verso le sei e il profumo di croissant saliva insidioso lungo le pareti, trasformando i miei tranquilli sogni di gloria in incubi surrealisti. Se ero fortunata, mi ritrovavo a nuotare in una nuvola di impasto lievitato, con i capelli impiastricciati di marmellata di albicocche. Nei casi peggiori, invece, arrancavo in una piscina di chantilly, oppure, a bordo di un bigné, solcavo a fatica un mare di crema ganache mentre dal cielo grandinavano cristalli di zucchero.

Al posto della brioche, stavolta mi sono trovata dentro a un castello di budino gelatinoso, e con un paio di occhiali a 3D ho potuto godermi lo spettacolo ben sveglia e comodamente seduta in poltrona, senza pericolo di risvegli angosciosi.

Ma di che sto parlando? Bevuto troppo? Fumato strano? Ma no, niente paura, e' solo Nuvoloso con Possibilita' di Polpette. Tutto chiaro adesso, no? Altrimenti guardate qui e abbandonatevi alle piogge di pancakes, alle montagne di gelato variopinto, ai fiumi di sciroppo e ai tornado di spaghetti.
Attenzione alle polpette, pero'.

Julie & Julia

domenica 9 agosto 2009
Julie & Julia

Ditemi la verita’: chi ha bisogno di un’altra fonte di ispirazione per mettersi ai fornelli all’una di notte, armati di ingredienti rari, lame affilatissime e attrezzi di dubbia utilita’? E' davvero necessario un altro incentivo per perdere ore di sonno in attesa del ragu’, o per sperperare l’ultimo stipendio in spezie esotiche e ultime novita’ editoriali a tema culinario?
Siete avvertiti: andate a vedere Julie & Julia e gia’ ai titoli di coda sentirete la classica incontrollabile frenesia di correre a casa, sondare il frigo e la dispensa per fare l’inventario delle risorse a disposizione, tirare fuori gli armamenti e iniziare a tritare carote e cipolle freneticamente. Molto probabilmente vi verra’ una voglia pazza di fare il beef bourguignon, non importa se sono le undici di sabato sera e avete appena digerito la pizza alle acciughe.

Perche’ questo non solo e’ uno di quei film a sfondo culinario con primi piani paradisiaci di torte al doppio cioccolato, anatre ripiene in crosta di pane e crostate alla crema. E’ anche un film che parla di una foodblogger newyorkese alle prese con una personalissima sfida: riprodurre una per una tutte le ricette del famoso libro di Julia Child, Mastering the Art of French Cooking, uscito nel 1961 e ancora oggi considerato il piu’ valido manuale di cucina francese in terra americana. 365 giorni per 524 ricette, numeri che a ogni persona sana di mente farebbero impallidire. Ma Julie Powell (Amy Adams) e’ decisa a completare la missione, per dimostrare a se stessa che alla soglia dei 30 anni e’ anche lei capace di portare a termine almeno UN progetto, alla pari delle sue amiche in carriera e palmare-dipendenti.

Fare-la-spesa-usciti-dal-lavoro-correre-a-casa-a-cucinare-la-ricetta-n.-322-assaggiare-il-prodotto-finito-scrivere-un-post-a-tema-cliccare-tasto-Invio-iniziare-a-pensare-alla-ricetta-n.323. Ogni sera per un anno intero, ritmi da caserma militare che tuttavia hanno qualcosa di vagamente familiare... Piu’ di qualcuno si riconoscera’ in Julie che punta la sveglia alle due di notte per terminare la cottura dello stufato, che alla mattina in ufficio controlla i messaggi del blog prima ancora che quelli di lavoro, che parla all’aragosta e che si da’ malata per poter ritentare con piu’ calma un piatto riuscito male. Il tutto sempre di corsa, e sempre nello spazio microscopico di una cucina formato mignon in cui anche fare un uovo sodo sarebbe un’impresa (a proposito, non ho potuto fare a meno di notare che quella cucina x-small e' pur sempre piu' grande della mia...che disperazione!).

Parallelamente, il film narra la storia della stessa Julia Child (Meryl Streep), che nel 1949 va a vivere a Parigi al seguito del marito, un diplomatico al servizio dell’ambasciata Americana. E a Parigi la Child scopre una passione sfrenata per il cibo francese e si mette in testa di fare della cucina la vera missione della sua vita. Si iscrive cosi’ alla prestigiosa scuola Le Cordon Bleu, decisa a sfidare a colpi di omelette i colleghi studenti, tutti rigorosamente maschi e tutti rigorosamente francesi. E una volta ottenuto il diploma si imbarca in un’avventura editoriale di dieci anni, culminata con la pubblicazione del manuale e la nascita del primo show televisivo a tema, The French Chef.

Oltre a una nuova esilarante performance di Meryl Streep in veste comica e alla riconferma dell'azzeccatissima accoppiata con Stanley Tucci, sono sicura che ai foodbloggers non sfuggira’ la carrellata di teglie in rame stagnato in ogni forma e dimensione, di mattarelli lunghi un metro che potrebbero tirare delle sfoglie da qui a New York, coltelli professionali lucidi e affilatissimi, uno per ogni tipo di verdura o pollame, pentole della Le Creuset in tutti i colori dell’arcobaleno, padelle in ghisa pesante che potrebbero sfondare il mio attuale piano cottura, e altre innumerevoli caccavelle stile cucina perfetta. Roba che al confronto gli abiti ne Il Diavolo Veste Prada non sembrano buoni nemmeno come stracci per pavimenti.

Se all’uscita del film vi trovate misteriosamente in coda da Sur la Table o similari, non dite che non vi avevo avvertito. Sigh...che sia arrivata l’ora di barattare la borsa di Gucci per il Kitchen Aid dei miei sogni?

Food Inc.

martedì 23 giugno 2009
Food Inc.

Qualcuno ha detto Siamo quello che mangiamo. Vale lo stesso se non sappiamo piu' quello che mangiamo?
Food Inc. non e' un film da primo appuntamento, soprattutto se avete in programma di andare fuori a cena subito dopo. E' un film che si fa fatica a digerire e che aiuta a porsi delle domande sui limiti che e' necessario porre all'evoluzione del sistema economico attuale.
Qui non voglio parlare dei milioni di polli allevati all'ingrasso, tenuti in vita per sei settimane esatte senza mai vedere la luce, stipati l'uno sull'altro in grandi container, incapaci di moversi, cosi' grassi che spesso non riescono nemmeno piu' ad alzarsi e le ossa delle zampe si spezzano perche' incapaci di sopportare il peso innaturale.
Ne' voglio parlare dei manzi portati al macello in condizioni non solo disumane ma anche pericolose per la salute e rischiose per l'assenza di norme di sicurezza sul lavoro.
Non voglio dirvi degli operai recrutati illegalmente e pagati una miseria per abbattere i costi e permettere ai giganti del fast food di offrire i menu a $1. Ne' delle famiglie che vivono di McMeal perche' costano meno quattro cheeseburger che un chilo di carote.
Non voglio ricordare di come la popolazione sia afflitta da obesita', malnutrizione e diabete in costante aumento per colpa di una dieta in larga parte a base di mais, che sottoforma di corn syrup figura tra gli ingredienti in 80% dei prodotti presenti sui banchi del supermercato.
Voglio solo consigliarvi di andare a vederlo da voi, ma mi raccomando, NON comprate i pop-corn, perche' vi assicuro che non avrete piu' il coraggio di ingerirli.
Se volete un...ehm...assaggio del film, guardatevi il trailer ufficiale qui.